CANBERRA - L’Australia sarebbe in grado di inviare una nave militare nello Stretto di Hormuz per garantire la sicurezza delle rotte petrolifere, ma al momento la priorità strategica resta l’Indo-Pacifico. È quanto emerge dalle dichiarazioni del Capo delle forze armate australiane, l’ammiraglio David Johnston, intervenuto a Canberra nel pieno di una situazione di continua tensione in Medio Oriente.
“Ho piena fiducia nella nostra capacità di operare in un contesto come lo Stretto di Hormuz”, ha affermato Johnston, respingendo le critiche secondo cui la Marina australiana non disporrebbe dei mezzi necessari. Secondo l’ammiraglio, la questione centrale non riguarda tanto le capacità operative quanto la definizione delle priorità strategiche: “Una domanda altrettanto importante è dove risiedono le nostre priorità”.
Negli ultimi giorni, membri dell’opposizione e alcuni analisti del settore della Difesa hanno sostenuto che Canberra non abbia inviato unità navali nella regione a causa dell’invecchiamento della flotta. Una tesi respinta dal governo. Il ministro della Difesa Richard Marles ha chiarito che “le capacità ci sono, e non è questo il problema”, sottolineando invece il ruolo cruciale dell’Australia nell’Indo-Pacifico.
“Abbiamo ancora compiti significativi da svolgere nella regione, ed è lì che si concentra la maggior parte del nostro impegno navale”, ha dichiarato Marles alla radio ABC, aggiungendo che le sfide strategiche nell’area non possono essere trascurate.
Il dibattito si inserisce in un quadro internazionale sempre più instabile. L’Iran avrebbe annunciato l’intenzione di imporre una tariffa di un dollaro al barile sul petrolio in transito nello Stretto di Hormuz, uno snodo attraverso il quale, prima dell’attuale conflitto tra Iran, Stati Uniti e Israele, transitava circa un quinto del petrolio mondiale.
La misura, che secondo alcune fonti dovrebbe essere pagata in criptovalute o Yuan cinesi, ha suscitato reazioni immediate. Il presidente statunitense Donald Trump ha criticato apertamente l’iniziativa, scrivendo sulla piattaforma Truth Social: “Ci sono notizie secondo cui l’Iran sta facendo pagare il passaggio alle petroliere nello Stretto di Hormuz. Non dovrebbero farlo e, se lo stanno facendo, devono smettere subito”.
In Australia, la questione ha acceso il confronto politico. L’ex primo ministro Tony Abbott ha accusato il governo di non sostenere adeguatamente gli alleati, in particolare gli Stati Uniti. In un editoriale sul Daily Telegraph, Abbott ha scritto: “Qual è lo scopo di avere forze armate se non vengono utilizzate per sostenere i nostri alleati in una causa giusta?”.
Di segno opposto la posizione dei Verdi. Il senatore David Shoebridge ha invitato a mantenere una linea prudente, sostenendo che l’Australia dovrebbe concentrarsi sulla promozione della pace nella regione piuttosto che su un coinvolgimento militare diretto. “Non c’è alcun modo concepibile in cui il contributo militare australiano possa aiutare a mantenere aperto lo Stretto di Hormuz. Non è il nostro compito”, ha dichiarato, aggiungendo che il Paese non è responsabile della crisi in corso.
Il confronto evidenzia una tensione più ampia tra l’impegno internazionale dell’Australia e la necessità di concentrare risorse e attenzione sulla propria area di influenza strategica. Da un lato, la tradizionale alleanza con Washington spinge verso una maggiore partecipazione alle operazioni globali; dall’altro, la crescente competizione nell’Indo-Pacifico impone scelte selettive.
Le dichiarazioni dei vertici militari e del governo indicano una linea chiara: le capacità operative non sono in discussione, ma ogni eventuale intervento sarà valutato alla luce degli interessi strategici nazionali. In un contesto globale segnato da crisi multiple, Canberra sembra intenzionata a mantenere il proprio baricentro nella regione che considera prioritaria.