Un invisibile filo conduttore lega Flavia Cicuttini, Amalia Di Iorio, Dianna Magliano e Teresa De Fazio, quattro professioniste premiate all’Ordine d’Australia nel giorno del compleanno della Regina. È la lungimiranza della prima generazione di emigrati italiani che ha puntato tutto, con indicibili sacrifici, sull’educazione dei figli, e in questo caso senza discriminazioni di genere, prefigurando un futuro non necessariamente di moglie e madre per le figlie femmine.
Onorata con il riconoscimento di Membro dell’Ordine d’Australia, la dottoressa Flavia Cicuttini è primario di Reumatologia dell’Alfred Hospital e direttore dell’Unità muscolo-scheletrica di Monash University, e si è distinta per le sue ricerche in campo medico, nell’ambito delle malattie muscolo-scheletriche. La primogenita di Dante ed Elsa Cicuttini, emigrati nei primi anni ’50 dalla provincia di Udine, Flavia è cresciuta nella fattoria di famiglia a Carrum Downs, dove i genitori avevano un allevamento di galline. I successi scolastici non esimevano i figli dal lavoro manuale, che veniva svolto la mattina presto e durante le vacanze.
“La nostra era una famiglia molto tradizionale, patriarcale, ma non siamo mai stati propriamente scoraggiati dal proseguire gli studi. Mia madre aveva la licenza media ed era stata insegnante in Italia. Mio padre era arrivato alla quinta elementare, ma aveva una grande intelligenza pratica: sapeva aggiustare tutto e risolvere qualsiasi problema. Penso inoltre che tutti i migranti, per il coraggio che hanno avuto di lasciare il proprio paese, siano persone con una marcia in più, straordinarie”.
Da sempre dotata per le materie scientifiche, Flavia si era inizialmente iscritta alla facoltà di Ingegneria prima di cambiare idea all’ultimo momento e virare verso lo studio della medicina a Monash University. Dopo un dottorato al Walter and Eliza Hall Institute e un post-dottorato a Londra, Flavia è tornata alla Monash per intraprendere i primi studi avanguardistici che utilizzavano la risonanza magnetica per le patologie muscolo-scheletriche. Flavia si sente privilegiata a non aver subito discriminazioni di genere nel corso della sua brillante carriera, ma sottolinea che, anche in assenza di ostacoli evidenti, il percorso professionale delle donne è sempre in salita, soprattutto quando entra in gioco la famiglia. “Sono fortunata ad avere un marito che non si è mai neanche posto il problema della scelta tra famiglia e professione. Lui stesso è figlio di due medici ed è cresciuto con una nanny che era come un membro della famiglia. Allo stesso tempo non ho mai conosciuto una famiglia più unita della sua. Così io ho avuto un modello da seguire”, conclude Flavia, che dedica il prestigioso riconoscimento ai suoi genitori, al marito Kit e ai figli Jessica e Tim.
Anche Amalia Di Iorio, onorata come Membro dell’Ordine d’Australia per i suoi contributi accademici nell’ambito della formazione professionale continua e negli studi di genere, ha salde radici nella storia della migrazione italiana. Cresciuta con i genitori abruzzesi Antonio (Tony) e Linda Di Iorio e gli zii nella casa accanto al loro negozio su Lygon Street (prima, la sartoria Di Iorio Brothers, e dopo, il ristorante Casa Di Iorio), Amalia ha poi frequentato per rigorosa volontà del padre il prestigioso Genazzano College. “Mio padre era estremamente lungimirante e mi ha sempre incoraggiata a studiare. Lo stesso ha fatto per mia sorella Elide. È stato fondamentale per la formazione della mia autostima. Parlando con molte donne in ruoli di leadership è emersa l’importanza di una figura genitoriale forte e attenta a lodare i successi negli studi della figlia”. Anche Amalia dedica l’onorificenza ai genitori e ai figli, Marco e Alessia.
Amalia ha incominciato a interessarsi di questioni femminili da giovanissima e quasi per caso, nel corso di un’avventura durata un anno e mezzo che l’ha portata a lavorare anche per il nostro giornale. Era il 1983 quando fu notata mentre aiutava i genitori nel ristorante di Carlton e selezionata per partecipare al Miss Italian Community Quest, di cui poi vinse il titolo assieme a quello di Victorian Charity Queen. Poi la direttrice del concorso, che lavorava nell’ufficio di Ubaldo Larobina, andò in maternità e chiese ad Amalia di sostituirla. “Ho bellissimi ricordi di quei tempi e ho conosciuto persone incredibili. Era interessante notare come queste ragazze maturassero nel corso di un anno, e vedere un altro lato rispetto a quello più superficiale dei concorsi di bellezza. Le ragazze dovevano imparare a parlare al pubblico per la raccolta fondi a favore della fondazione Eurella, e in quel periodo abbiamo battuto tutti i record”.
Amalia si è poi dedicata agli studi universitari di economia e ora è professore di Finanza a La Trobe University. Più recentemente ha condotto studi sulle differenze tra uomini e donne nelle scelte di natura finanziaria e ha tenuto conferenze sul tema ‘Donne e leadership’ in Australia e all’estero. La connessione di Amalia con la comunità italiana non si è mai interrotta, e da quattro anni è presidente del comitato dell’International Specialised Skilled Institute, con uffici a Carlton. Fondato quasi 30 anni fa da Sir James Gobbo, l’istituto promuove la formazione continua di professionisti di ogni settore, attraverso viaggi di formazione all’estero.
Anche Dianna Josephine Magliano, coordinatrice del Master in Salute pubblica a Monash University e direttore dell’Unità di diabete e salute pubblica al Baker Institute, premiata con la Medaglia dell’Ordine d’Australia per il suo contributo alla ricerca epidemiologica, dedica il riconoscimento ai propri genitori, originari di Lipari e Salerno, alle due sorelle e alla figlia Isabella, per il loro costante incoraggiamento. Curiosa di tutto sin da bambina, ha sempre mostrato doti spiccate per la matematica e le scienze. Nella progressione delle sue tappe professionali Dianna si è trovata a chiedersi dove fossero finite le altre donne che studiavano scienze con lei e perché non occupassero posizioni di rilievo quanto la controparte maschile. “Sono molti i fattori in gioco. C’è sicuramente una discriminazione inconscia, poco supporto quando si hanno i figli, poca flessibilità sul lavoro, e le donne sono meno sicure di sé”.
Per questo Dianna ha aiutato a istituire nel 2014 il Gender Equity and Diversity Committee al Baker Institute e nel 2018 ha vinto il premio Athena SWAN Science in Australia Gender Equity (SAGE).
Infine, Teresa De Fazio, Medaglia all’Ordine d’Australia per il suo impegno in ambito accademico, ricorda gli enormi sacrifici dei genitori per fornire a lei ai fratelli un’educazione, e i valori di rispetto e generosità che l’hanno accompagnata nella sua vita personale e professionale.
Di padre calabrese e madre abruzzese, Teresa è cresciuta nella multiculturale Fawkner, dove i suoi genitori non mancavano mai di condividere il poco che avevano con la comunità. “Loro mi hanno trasmesso le fondamenta di giustizia sociale che ancora oggi informano ogni cosa che faccio. Mi hanno insegnato ad andare oltre l’apparenza e le etichette, e mi hanno dato il loro sostegno quando sono diventata madre single con due bambini piccoli”.
Dopo la laurea in italiano, Teresa ha vissuto per cinque anni in Italia, perfezionandosi presso le università di Roma, Perugia e Ca’ Foscari. Tornata in Australia per formarsi come insegnante, ha trovato la sua vocazione con gli studenti migranti e internazionali, impegnandosi anche con comunità di rifugiati come quella del Sud Sudan, e nella diffusione del multiculturalismo in ambito universitario, come manager del Cultural Diversity Office della Victoria University, e nella comunità, tramite i suoi incarichi presso la Victorian Multicultural Commission, Multicultural Arts Victoria e Edmund Rice Community and Refugee Services (e da luglio sarà presidente del comitato di Zoos Victoria): “Perché conosco bene il potere devastante del razzismo”, sottolinea.
Sulla difficoltà di conciliare famiglia e lavoro, Teresa ricorda un episodio avvenuto quando la figlia era piccola. “Dovevo andare a scuola a prenderla perché non si sentiva bene, e lasciare l’ufficio in anticipo. Il mio capo mi disse che non avrei mai fatto carriera perché da italiana pensavo troppo alla famiglia. Decisi di lasciare il lavoro”.
Nel dedicare l’onorificenza ai genitori, Pasquale e Maria, ai fratelli Vincenzo e Antonio, e ai figli Luca e Isabella, Teresa non dimentica il ruolo determinante che hanno avuto tutte le persone che hanno lavorato con lei, nello sforzo comune di creare un’Australia più equa e inclusiva.