SYDNEY - Il “quiet quitting” e il cambio continuo di datore di lavoro stanno diventando un’abitudine del passato: nel mercato australiano sta emergendo una nuova tendenza, il cosiddetto “job-hugging”.
Sempre più lavoratori scelgono di restare stretti al proprio impiego, non tanto per soddisfazione professionale, quanto per paura dell’instabilità economica e dell’impatto dell’intelligenza artificiale sui processi di assunzione.
Il fenomeno è stato individuato da LinkedIn in uno studio pubblicato oggi, basato su un sondaggio condotto su oltre 2mila lavoratori australiani. L’analisi punta a fotografare l’evoluzione del mercato del lavoro dopo il grande esodo esploso durante la pandemia di COVID-19, quando milioni di persone avevano lasciato il proprio posto in cerca di condizioni migliori.
I dati vengono rilasciati in un momento di raffreddamento dell’occupazione. Secondo l’Australian Bureau of Statistics, a dicembre la crescita dei posti di lavoro ha rallentato, mentre il tasso di disoccupazione è rimasto stabile al 4,3 per cento. Un contesto che contribuisce ad alimentare prudenza e cautela tra i dipendenti.
Dal sondaggio, realizzato per LinkedIn da Censuswide su 2.001 adulti, emerge che solo il 51 per cento degli intervistati prevede di cercare un nuovo lavoro nel 2026. Si tratta di un calo netto rispetto al 59 per cento registrato per il 2025. Più di due persone su tre ritengono che trovare un impiego sia diventato più difficile nell’ultimo anno e quattro su cinque si dicono poco preparate ad affrontare un nuovo processo di selezione.
Secondo Brendan Wong, esperto di carriera di LinkedIn, la paura gioca un ruolo centrale. “Rispetto a uno o due anni fa, quando vedevamo il quiet quitting, ora la priorità è la stabilità”, ha spiegato. Molti restano dove sono “non perché amino il loro lavoro, ma per evitare rischi”.
Un altro fattore chiave è l’intelligenza artificiale. Oltre un terzo degli intervistati ha dichiarato di non capire bene come venga utilizzata nei processi di reclutamento. L’uso crescente di algoritmi per valutare curriculum e condurre le prime fasi dei colloqui viene percepito come un ostacolo, soprattutto da chi ha meno familiarità con questi strumenti.
Secondo Wong, l’AI sta cambiando in modo profondo il modo di candidarsi, già dalla fase iniziale. Allo stesso tempo, può diventare un alleato se usata come strumento di preparazione, aiutando i candidati ad addestrarsi e a valorizzare meglio le proprie competenze. Ma, per ora, la prudenza prevale e il “job-hugging” sembra destinato a durare.