MELBOURNE - Tra insegnamento universitario, ricerca e attività di divulgazione culturale, Matt Absalom continua ad allargare i confini del suo lavoro accademico. Senior lecturer di Studi italiani alla Melbourne University, linguista e traduttore, Absalom ha recentemente aggiunto un nuovo strumento al suo percorso: il podcast. Un mezzo che, racconta, nasce in maniera spontanea, dettato dalla sua innata curiosità.
Il progetto si inserisce all’interno di The Secret Life of Language, il podcast della School of Languages and Linguistics dell’ateneo, pensato come un grande spazio flessibile. “È un titolo molto suggestivo, ma anche molto ampio - ha spiegato Absalom -, e proprio per questo diventa una specie di contenitore per diverse serie o mini-serie di podcast”.
Tra queste c’è Matt’s Chitchats, una raccolta di conversazioni informali con ospiti provenienti dal mondo accademico e culturale.
È un’abitudine maturata negli anni, che ha dato la genesi all’idea: “Sono una persona che non si ferma mai. Quando ho ospiti all’università penso sempre a diverse possibilità”. Così, quando qualche tempo fa la linguista Vera Gheno è arrivata a Melbourne, Absalom non ha perso l’occasione.
“Già che c’è, facciamo anche una chiacchierata”, ha pensato. Da lì, ha realizzato una serie di registrazioni che ha poi raccolto e trasformato in un progetto strutturato.
Con Gheno la conversazione si è spinta ben oltre i temi per cui è maggiormente conosciuta. “Abbiamo parlato di musica, di italiano, di identità”, ha chiarito Absalom, sottolineando come non ci sia un canovaccio fisso, perché “dipende un po’ dall’ospite”.
In una delle prossime puntate interverrà il docente e sociologo Cosimo Marco Scarcelli dell’Università di Padova, che lavora sul rapporto tra media, adolescenti e sessualità.
“È un tema molto attuale - ha fatto notare Absalom -, soprattutto alla luce dei dibattiti di questo periodo (il divieto dei minori di 16 anni di accedere ai social media, ndr)”.
Un altro episodio sarà dedicato a Dario Fo - in vista del centenario della nascita - e ne discuterà con Joseph Farrell, studioso scozzese e autore di importanti volumi sul premio Nobel, tanto da averne scritto una delle biografie più importanti.
Il legame che Absalom ha con il lavoro di Fo è profondo, tanto che lo porta regolarmente in aula con i suoi studenti, che tutti gli anni mettono in scena una pièce teatrale, un’attività considerata fondamentale per stimolare creatività e consapevolezza linguistica.
Nel suo podcast, Absalom ha ospitato anche Kerstin Pilz, ex docente ora scrittrice, e Amanda Burns, autrice di The Italian Affair per parlare dei loro libri, ma anche del percorso che le ha portate a diventare autrici partendo da una carriera accademica, un passaggio non scontato.
Creativo e curioso, Matt Absalom ha un dono poco comune: la capacità di ascoltare, coltivata anche grazie al piacere che prova nello “stare con le persone e fare domande. Per me è bellissimo”. Questo, insieme a una buona dose di creatività, lo porta a cercare sempre nuovi modi di esprimersi e di guardare il mondo da prospettive differenti.
Se quattro sono le puntate già pronte per questa prima edizione delle ‘Chiacchiere con Matt’, in lavorazione c’è già una nuova serie di episodi dedicati al cibo, che rappresenta un ottimo spunto di conversazione e punto d’incontro tra lingua, cultura e identità. Tra i nomi che vorrebbe coinvolgere ci sono lo chef Stefano de Pieri e Julia Busuttil Nishimura, sua ex studentessa diventata autrice di libri di cucina.
“Conosco bene Stefano - ha chiarito Absalom - e mi piacerebbe parlare della sua storia e del rapporto con la cucina italiana”. Quando il docente di italiano racconta di aver saputo di un progetto legato a una raccolta di ricette creata come omaggio a una nonna del Sud Italia, gli si accende una scintilla nello sguardo: “Guardandolo ho notato già delle curiosità linguistiche regionali, nomi di piatti che non corrispondono a quello che ci aspetteremmo”.
Matt’s Chitchats è uno dei tanti progetti di Absalom che riflette in parte il suo modo di interpretare la bellezza della lingua, che non può e non deve essere solo oggetto di studio, ma approcciata piuttosto come spazio vivo di relazione e scoperta.