Le Marche si raccontano anche attraverso il cibo e il vino, in un percorso che attraversa borghi, colline, costa e Appennino, unendo tradizioni antiche e produzioni di qualità. Un viaggio enogastronomico capace di offrire al visitatore un’esperienza autentica e diffusa, da vivere in ogni stagione dell’anno.
Un patrimonio regionale del gusto ora certificato da un vero e proprio Registro della cucina marchigiana nel quale, selezionate da una Commissione istituita dalla Regione, sono inserite 96 ricette che rappresentano le varie parti del territorio: dalle olive all’ascolana ai vincisgrassi, dal brodetto allo stoccafisso all’anconetana, fino a specialità delle aree interne. Uno scrigno di sapori valorizzato da una rete di ristoranti custodi che inseriscono nei propri menu almeno tre delle ricette tipiche marchigiane, frutto di una lunga e particolare tradizione culinaria che affonda le sue radici anche nella cucina dei contadini e dei pescatori della costa. Una cucina che vanta oggi otto ristoranti stellati Michelin 2026 tra i quali il tre stelle Uliassi dello chef Mauro Uliassi a Senigallia (Ancona) e il due stelle Madonnina del Pescatore dello chef Moreno Cedroni a Marzocca di Senigallia. Interpreti d’eccellenza che possono contare su una base di prodotti di qualità grazie anche al Distretto Biologico marchigiano, riconosciuto dalla Regione dal 2021, uno dei più grandi d’Italia e d’Europa, che unisce oltre 2.100 aziende agricole su 71.000 ettari coltivati a biologico; un’importante tassello per l’agricoltura sostenibile italiana e per valorizzare prodotti locali, con un forte impatto economico e ambientale positivo.
Dalla cucina di mare a quella dell’entroterra, dalle ricette della tradizione contadina ai piatti simbolo conosciuti ben oltre i confini regionali, il patrimonio gastronomico marchigiano si affianca anche a una produzione vitivinicola fondata su vitigni autoctoni e denominazioni storiche. Verdicchio, Montepulciano, Pecorino e Passerina accompagnano una narrazione che invita a scoprire la Regione con lentezza, tra trattorie storiche, cantine, feste popolari e borghi che custodiscono identità forti e riconoscibili. Il percorso enogastronomico attraversa la costa adriatica e risale verso l’interno, dove la cucina cambia volto seguendo la stagionalità e il paesaggio. Il mare offre zuppe, brodetti e pesce azzurro, mentre le colline e l’Appennino raccontano una cucina fatta di paste tirate a mano, carni, legumi, salumi e formaggi. È un mosaico di sapori che riflette la varietà geografica della Regione. Il vino diventa filo conduttore di questo racconto. I grandi bianchi marchigiani, capaci di longevità ed eleganza, dialogano con rossi di struttura e personalità, completando un’offerta che oggi rappresenta uno dei punti di forza del turismo regionale. Le Marche si propongono così come una destinazione enogastronomica completa, capace di attrarre visitatori in inverno come in estate, in primavera e in autunno, trasformando il viaggio in un’esperienza culturale oltre che sensoriale.
La provincia di Pesaro e Urbino esprime una cucina profondamente legata all’entroterra appenninico e alla tradizione rurale. Qui dominano piatti stagionali e sostanziosi, nati nelle case e nelle campagne del Montefeltro: paste fatte a mano, carni, legumi, funghi e tartufi, che raccontano una gastronomia semplice nei gesti ma intensa nei sapori. Accanto alle ricette dell’interno convivono preparazioni che risentono della vicinanza al mare, creando una contaminazione equilibrata tra costa e collina. È una cucina che si scopre lentamente, tra borghi storici e trattorie che custodiscono ricette tramandate nel tempo. Il vino accompagna questo racconto con eleganza. Il Bianchello del Metauro Doc è la denominazione di riferimento, affiancata da rossi a base Sangiovese e da produzioni legate alla tradizione locale. Pesaro e Urbino si confermano così una meta enogastronomica dove cucina, vino e patrimonio culturale convivono in equilibrio. Nel Pesarese sono due i ristoranti stellati: il Nostrano a Pesaro, una stella Michelin con lo chef Stefano Ciotti; Dalla Gioconda a Gabicce Monte, una stella con lo chef Davide di Fabio.
La provincia di Ancona è il territorio marchigiano dove l’incontro tra mare e collina trova una delle sue espressioni più compiute. La gastronomia è fortemente legata all’Adriatico, con piatti simbolo come il brodetto, lo stoccafisso e i moscioli selvatici di Portonovo, presidio naturale riconosciuto. Accanto alla cucina di mare, l’entroterra propone salumi, carni e preparazioni tradizionali che completano un’offerta gastronomica varia e stagionale. Il vino è protagonista con il Verdicchio, nelle denominazioni dei Castelli di Jesi e di Matelica, considerato uno dei grandi bianchi italiani. Il Rosso Conero, a base Montepulciano, aggiunge struttura e profondità. Ancona è una tappa centrale per chi cerca un equilibrio pieno tra cucina e vino. In provincia di Ancona sono tre i ristoranti stellati: Uliassi (Senigallia), tre stelle Michelin con lo chef Mauro Uliassi); La Madonnina del Pescatore (Marzocca di Senigallia), due stelle con lo chef Moreno Cedroni; Andreina (Loreto), una stella con lo chef Errico Recanati.
Nel Maceratese la cucina è memoria collettiva. I vincisgrassi rappresentano il piatto identitario per eccellenza, affiancati da salumi, carni, legumi e dal vino cotto, simbolo di una tradizione domestica ancora viva. È una gastronomia sostanziosa, legata alla lentezza e alla manualità, che oggi diventa elemento distintivo per un turismo esperienziale. Il vino trova nel Verdicchio di Matelica Doc una delle sue massime espressioni, accompagnato da Colli Maceratesi e Rosso Piceno. Il Maceratese si propone come una destinazione autentica, dove cucina e vino raccontano il territorio senza mediazioni. Novità 2026 nel panorama stellato dei ristoranti della Guida Michelin Casa Bertini a Recanati, una stella, con lo chef Andrea Bertini.
La provincia di Fermo racconta una cucina essenziale e genuina, fatta di piatti quotidiani e tradizioni familiari. Paste fresche, carni, legumi e ricette stagionali definiscono una gastronomia sobria, fondata sulla qualità delle materie prime. I vini del territorio, dal Rosso Piceno al Falerio, fino a Pecorino e Passerina, accompagnano con equilibrio una cucina che non cerca l’elaborazione, ma la riconoscibilità. Fermo è una destinazione ideale per chi cerca autenticità e tranquillità. Nel Fermano si trova il ristorante stellato Retroscena (Porto San Giorgio), una stella con lo chef Richard Abou Zaki.
Ascoli Piceno è il territorio marchigiano più riconoscibile dal punto di vista gastronomico. Le olive all’ascolana Dop sono l’emblema di una tradizione conosciuta in tutt’Italia, insieme ai fritti all’ascolana, veri protagonisti della convivialità locale. La cucina unisce mare ed entroterra, con zuppe di pesce, carni, paste e ricette strutturate. I vini, dal Rosso Piceno Superiore al Pecorino e alla Passerina, completano un’offerta enogastronomica di forte personalità. A Montemonaco, l’eccellenza del ristorante Il Tiglio, una stella Michelin, e stella verde per la sostenibilità, con lo chef Enrico Mazzaroni.