MELBOURNE – Ci sono storie che si ascoltano per tutta la vita e che si intrecciano alla nostra identità. Frasi sentite tra le mura di casa, ricordi di famiglia, episodi raccontati nel corso degli anni.

Per Anabelle Selvaggio quelle storie sono diventate materia di ricerca, ma anche uno strumento per interrogarsi sulla propria identità.

Ventacinque anni, laureata in Storia e oggi impegnata in un dottorato di ricerca - PhD - alla Deakin University incentrato sulla comunità siciliana in Australia, Selvaggio appartiene alla terza generazione di una famiglia arrivata a Melbourne dalla Sicilia.

Suo nonno paterno, Corrado, è nato a Palermo ed è emigrato in Australia nel 1960, quando aveva solo quattro anni.

Sebbene la ricercatrice non sia cresciuta parlando italiano, da adulta ha cominciato a studiare la lingua e il dialetto più seriamente, cercando di recuperare anche sul piano linguistico un legame che, dal punto di vista culturale e familiare, è sempre stato molto presente.

E, proprio quel legame, rappresenta il cuore della sua ricerca. Il progetto raccoglie testimonianze orali di siciliani che vivono a Melbourne e appartenenti a generazioni diverse: persone nate in Sicilia, figli di emigrati e nipoti cresciuti in Australia.

“Ho intervistato persone di prima, seconda e terza generazione”, spiega. Tra loro ci sono anche alcuni membri della sua famiglia: il nonno, il padre e una zia. Ed è ascoltando quelle voci che un’altra figura è tornata continuamente al centro dei racconti: la bisnonna.

Da qui è nato anche un articolo accademico che ha vinto un premio per il Postgraduate Paper Award nell’ambito della conferenza ACIS – Australian Centre for Italian Studies. Meeting my bisnonna in family oral histories: A human research journey approfondisce il percorso attraverso cui Selvaggio è arrivata a conoscere la storia della bisnonna grazie alle testimonianze orali tramandate in famiglia.

“Quelle vicende le avevo sentite per gran parte della mia vita, quindi non erano nuove – racconta –. Ma mi sono trovata a pensare a quanto possiamo conoscere una persona tramite le storie che ascoltiamo e a come, attraverso quei racconti, impariamo anche delle lezioni su chi dovremmo essere”.

Selvaggio sottolinea come non esista una sola esperienza siciliana o italo-australiana, “alla fine tutti hanno una storia diversa. Ci sono tradizioni condivise e anche esperienze comuni di difficoltà, ma il modo di sentirsi siciliani o australiani cambia molto da persona a persona”.

Il percorso di ricerca ha inevitabilmente spinto la ricercatrice a riflettere sulla propria identità: “Quando ascoltiamo le storie dei nostri genitori o dei nostri nonni, credo che dentro ci siano delle lezioni su chi dovremmo essere”, osserva.

“Poi, quando diventiamo adulti, dobbiamo capire come raccontare quelle storie alla generazione successiva”.

“Devo capire chi sono nel contesto della mia famiglia, ma anche nel contesto del fatto di essere una giovane donna che vive a Melbourne – prosegue –. È trovare un equilibrio tra il costruire una versione della mia vita che sia vera per me e, allo stesso tempo, onorare la storia dei miei genitori e dei miei nonni”.

La ricerca che sta conducendo ha fatto notare a Selvaggio come ci sia oggi una rinnovata attenzione verso l’identità italiana e siciliana.

Eventi culturali, iniziative comunitarie e nuovi progetti di ricerca stanno riportando al centro le esperienze di chi ha lasciato la propria terra per costruire una nuova vita in Australia.

“Mi sembra chiaro, sia da ciò che vedo intorno a me, sia dal riconoscimento ricevuto, che le persone oggi vedano un valore in questo tipo di ricerca”.

La tesi ha offerto alla giovane l’occasione di trascorrere due mesi in Italia e di visitare per la prima volta Pachino, il paese da cui proviene parte della sua famiglia.

“È stato incredibile”, e non solo per l’atmosfera, i paesaggi o il cibo, “c’era anche qualcosa di speciale nel viaggiare quasi 24 ore per arrivare lì e rendersi conto davvero di quanto fosse lontana la Sicilia”.

Trovarsi fisicamente in quei luoghi ha aggiunto “colore” alla comprensione della propria storia familiare.

Camminare per le stesse strade calpestate dai suoi antenati le ha permesso di immaginare in modo diverso la portata della scelta compiuta da chi aveva lasciato tutto per trasferirsi dall’altra parte del mondo.

Durante quel viaggio ha anche incontrato parenti conosciuti fino ad allora soltanto attraverso i racconti. “È stato strano arrivare e incontrare persone di cui hai sentito parlare per tutta la vita, ma che non conosci davvero”, ricorda.

A circa un anno dalla fine del suo PhD, Anabelle Selvaggio immagina per il futuro una carriera in ambito universitario.

“Lavorare con le storie orali siciliane mi è piaciuto moltissimo, perché è qualcosa che per me ha un significato personale. Mi piacerebbe continuare in qualche modo a essere coinvolta nella comunità e, se riuscissi a farlo attraverso la ricerca, sarebbe fantastico”.