ROMA - Di quel confronto sulla legge elettorale a cui la maggioranza si era detta pronta non si intravedono neanche le premesse. L’iter in commissione Affari Costituzionali alla Camera è a malapena partito, ma lo scontro con l’opposizione finora è totale.
All’indomani del primo voto con cui la maggioranza ha stabilito che la riforma non riguarderà solo la modalità di voto per Camera e Senato, ma anche il procedimento per l’elezione dei parlamentari italiani all’estero e la disciplina della partecipazione dei fuori sede, cresce il sospetto nel centrosinistra.
Secondo le opposizioni, il vero obiettivo di questo ampliamento del perimetro normativo sarebbe non tanto il superamento del voto per corrispondenza - come era nelle intenzioni di una proposta poi ritirata del deputato di Fdi eletto all’estero Andrea Di Giuseppe - quanto una modifica sul numero delle circoscrizioni.
La vicepresidente del M5s Vittoria Baldino ha dichiarato: “I fuori sede sono solo il paravento. Il vero obiettivo di Fdi è mettere le mani sugli otto seggi alla Camera e sui quattro al Senato che potrebbero diventare determinanti”.
Stessa accusa arriva dal leader di Più Europa Riccardo Magi, secondo cui “dopo aver escluso dal referendum sulla giustizia oltre cinque milioni di persone, improvvisamente la maggioranza inserisce sottobanco nel testo una modifica che consente ai fuori sede di votare. Peccato si tratti di un escamotage tecnico per allargare il perimetro e mettere mano anche alle circoscrizioni estere”, sostiene.
Anche il deputato del Pd eletto all’estero Toni Ricciardi non ha dubbi: “Sul voto degli italiani all’estero sarà possibile discutere solamente sull’opportunità di mantenere o modificare le ripartizioni attuali, che costituiscono garanzia di rappresentatività perché assicurano l’elezione di almeno un deputato e un senatore per ciascun collegio”.
Invece, secondo fonti di maggioranza che seguono il dossier, quello che nella ratio della cosiddetta legge Tremaglia era garanzia di rappresentatività dopo il taglio dei parlamentari ha prodotto un effetto maggioritario “che distorce un impianto nato come proporzionale”.
Le stesse fonti confermano che esiste l’intenzione di intervenire modificando il numero delle circoscrizioni estero, attualmente quattro alla Camera e quattro al Senato. La modifica potrebbe arrivare nella fase di presentazione degli emendamenti, ora che l’allargamento del perimetro consente di dichiarare ammissibili proposte su voto all’estero e fuori sede.
Difficile che la modifica entri già nel testo base che dovranno mettere a punto i tre relatori, Angelo Rossi (Fdi), il presidente della commissione Nazario Pagano (Fi) e Igor Iezzi (Lega).
“È evidente che il testo del centrodestra sarà il testo base ma si potranno proporre emendamenti nelle due materie”, ha confermato Pagano.
Quanto ai tempi, resta la volontà di un ok alla Camera prima della pausa estiva, ma per ora si procede senza accelerazioni. Il 15 aprile scade il termine per la presentazione delle richieste di audizioni: “Darò ampio spazio alle audizioni come è giusto che sia ma se saranno tante dovrò fare un ragionamento. È possibile che le faremo anche di lunedì e venerdì”, conferma il presidente della commissione.