ROMA - Il tentativo di avviare un dialogo sulla legge elettorale tra maggioranza e opposizioni è partito in salita: le forze di minoranza fanno muro e il centrodestra, per ora, non appare intenzionato a forzare la mano.  

Così, anche se l’iter è ufficialmente iniziato con l’incardinamento in commissione Affari Costituzionali alla Camera, i tempi non sembrano troppo stringenti: dopo Pasqua si prospetta un calendario di audizioni e solo dopo si proverà a entrare nel vivo della discussione. 

I punti di contatto per ora sembrano ancora tutti da costruire, a partire da una revisione del premio di maggioranza - che a sinistra viene posta come precondizione per poter iniziare a parlare seriamente - e anche della soglia per ottenerlo.  

Il centrodestra, almeno nelle intenzioni, non demorde, con il presidente della commissione, Nazario Pagano (FI), che si dice pronto a un “lavoro di cucitura per mettere in dialogo le istanze di maggioranza e opposizione”.  

Da Fratelli d’Italia, Giovanni Donzelli sottolinea che, con il punto fermo del principio della stabilità, c’è spazio per discutere su tutto.  

Una tale apertura, tuttavia, viene definita “di facciata” dal Pd. La capogruppo dem in commissione, Simona Bonafè, osserva che “lo confermano il testo presentato con il solo accordo tra i partiti di governo prima del referendum e i quattro relatori di maggioranza, che sembrano più interessati a controllarsi tra loro che al merito della proposta”.  

Per far mostra del loro dissenso, le opposizioni chiedono di disabbinare le proprie proposte da quelle in discussione.  

Un tempo più lungo, secondo chi spinge per modificare il Rosatellum, potrebbe servire anche alle due coalizioni per chiarirsi le idee internamente.  

Nel centrodestra, infatti, se Fratelli d’Italia è il partito più convinto della necessità di cambiare il sistema per evitare un pareggio che si trasformi in un “pantano”, restano i dubbi di Forza Italia e della Lega. Lo dimostra, secondo il vannacciano Edoardo Ziello, la presenza di un solo deputato salviniano in commissione all’avvio dei lavori. 

Nelle valutazioni della maggioranza pesa anche la realpolitik sull’effettiva convenienza del nuovo sistema. Una recente proiezione, infatti, mostra come con lo “Stabilicum” il centrodestra potrebbe ottenere 229 seggi alla Camera, che scendono però a 149 nel caso in cui Futuro Nazionale di Roberto Vannacci - che oggi non ha votato la fiducia al governo sul decreto bollette - non rientri nella coalizione di maggioranza.  

Con il Rosatellum il centrodestra necessita comunque dell’apporto del generale per vincere i collegi, ma il tutto si accentua con il nuovo sistema che assegna direttamente 70 seggi in più al vincitore.