ROMA - Il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani, ha posto nell’Aula della Camera la questione di fiducia sugli articoli 1, 2 e 3 della legge elettorale.
Il calendario dei lavori è stato illustrato dal presidente di turno Giorgio Mulè. Martedì alle 12.10 inizieranno le dichiarazioni di voto sull’articolo 1, che modifica le regole per l’elezione della Camera, con votazione per appello nominale, non prima delle 14.
Seguiranno le dichiarazioni di voto sull’articolo 2, che interviene sull’elezione del Senato, e la relativa votazione. Nei primi due articoli sono contenuti il passaggio a un sistema proporzionale con premio di governabilità, l’indicazione del candidato premier collegato a liste o coalizioni e il ritorno delle preferenze, fino a tre, per i candidati non capolista.
Mercoledì, dalle 9, si terranno le dichiarazioni di voto sull’articolo 3, che riguarda i collegi del Trentino-Alto Adige/Südtirol, con voto per appello nominale, non prima delle 10.50. Al termine, e fino alle 13.30, l’Aula passerà alla votazione dell’articolo 8. Dalle 16.15, con eventuale prosecuzione notturna, si procederà con gli ordini del giorno.
Il voto finale sul provvedimento è previsto giovedì. Le dichiarazioni di voto inizieranno alle 10.30, mentre la votazione finale è attesa non prima delle 12.30.
La decisione del governo scatena la protesta delle opposizioni. “L’apposizione della fiducia è indegna”, afferma Federico Fornaro, del Pd, parlando in Aula di “uno schiaffo a questo ramo del Parlamento”.
Per il parlamentare, il governo teme la prova dell’Aula. “Avete paura della tenuta della vostra maggioranza e del voto segreto che fortunatamente ci sarà”, dice.
Duro anche Filiberto Zaratti, di Avs: “Avete paura della democrazia e dei vostri parlamentari”. Enrica Alifano, del Movimento 5 Stelle, accusa la maggioranza di mettere “in soffitta la democrazia parlamentare”. Riccardo Magi, di Più Europa, lancia un appello al governo: “Fermatevi, si può fare una normativa più ragionevole”.
Contro la fiducia interviene anche Roberto Speranza. “Il governo Meloni ha appena messo la fiducia sulla legge elettorale. È una scelta gravissima, intollerabile”, afferma il deputato del Pd. Per l’ex ministro della Salute, la legge elettorale è “materia per eccellenza del Parlamento” e non può diventare uno strumento con cui il governo lega a sé la propria sopravvivenza politica.
Speranza richiama poi il precedente dell’Italicum. “Nella primavera del 2015 ero capogruppo del Partito Democratico alla Camera, quando il governo Renzi pose la fiducia. Di fronte a quella scelta decisi di dimettermi da capogruppo, e non votai la fiducia al governo”, ricorda.
Per Speranza, Giorgia Meloni “ripete quella stessa scelta perché ha paura del voto libero del Parlamento”.