ROMA - Si apre in commissione Affari Costituzionali alla Camera l’esame della legge elettorale, con i partiti che al momento restano attestati su posizioni di reciproca diffidenza. La convocazione è fissata dopo i lavori d’Aula, e sarà la sede nella quale si capirà qualcosa sulla tempistica dell’esame e sulle concrete possibilità di modifica del sistema di voto. 

A spingere per il cambiamento è soprattutto Fratelli d’Italia, con la deputata Ylenja Lucaselli che ha ribadito la linea del partito: “E’ importante che venga data alla Nazione una governabilità”, per cui la legge elettorale “è una questione concreta: non vogliamo più governi tecnici o la cui durata è di 15 mesi”.  

Per portare a casa la partita, tuttavia, a via della Scrofa c’è consapevolezza della necessità di cercare un dialogo con le opposizioni, in particolare con il Pd, che al momento, però, fanno muro.  

Il centrosinistra critica in particolare il premio di maggioranza e la soglia del 40% per ottenerla, su cui si starebbe comunque riflettendo. Il leader M5s Giuseppe Conte ha definito il meccanismo “una supertruffa”, e i Dem sollevano anche una questione di metodo: la legge elettorale, ha avvertito la capogruppo in commissione Simona Bonafé, “è un terreno su cui non sono accettabili forzature né tantomeno interventi calati dall’alto”. 

Sul fronte delle opposizioni più a sinistra, Filiberto Zaratti di Avs ha attaccato: “Mentre il Paese soffre loro pensano alla legge elettorale”, ha dichiarato, mentre il segretario di +Europa, Riccardo Magi, ha invitato tutte le opposizioni a “fare muro contro questa schifezza”. 

Un tema sul quale un confronto costruttivo appare più plausibile è invece quello delle preferenze, a cui i pentastellati sono a favore e il Pd non è completamente contrario.  

Marco Sarracino, della segreteria dem, ha infatti osservato: “Preferisco i collegi piccoli che garantiscono la rappresentatività territoriale, ma a questo punto può essere utile anche intestarsi la battaglia sulle preferenze”.  

L’esponente Pd ha anche aggiunto che, se passassero con un emendamento, “dalle parti della Meloni potrebbe venire giù tutto”.  

L’attuale impianto del cosiddetto “Stabilicum” non prevede le preferenze, ma Fratelli d’Italia ha già fatto sapere che proporrà emendamenti in questo senso, anche se si tratta di un sistema sul quale la Lega ha da tempo manifestato perplessità, così come Forza Italia che mantiene un atteggiamento guardingo.