CANBERRA - Le riforme sulle espressioni di odio proposte dal governo Albanese dovrebbero essere rinviate e suddivise, per aumentare le possibilità che le misure contro l’antisemitismo vengano approvate dal Parlamento.
È la richiesta avanzata dall’Australia Israel and Jewish Affairs Council (AIJAC), uno dei principali organismi di rappresentanza della comunità ebraica australiana, in vista del dibattito previsto per lunedì.
Il pacchetto legislativo, elaborato in risposta all’attacco terroristico del 14 dicembre a Bondi, arriverà in aula quando il Parlamento tornerà a riunirsi in anticipo. Per superare lo scoglio del Senato, il governo avrà bisogno del sostegno della Coalizione o dei Verdi, ma entrambe le forze hanno già segnalato di non voler appoggiare il testo nella sua forma attuale.
In una nota presentata alla commissione parlamentare che sta esaminando il disegno di legge, AIJAC ha dichiarato che accetterebbe “un breve rinvio” per consentire ulteriori revisioni e miglioramenti. Secondo il gruppo, un posticipo potrebbe favorire la costruzione di un consenso politico più ampio, considerato “altrettanto auspicabile” quanto l’approvazione di nuove norme contro l’odio e la vilificazione razziale.
L’organizzazione propone in particolare di separare le parti del testo che riguardano le armi da fuoco, trasformandole in un disegno di legge autonomo. L’obiettivo è evitare che le divisioni sulla riforma delle armi, inclusa l’ipotesi di un programma nazionale di riacquisto, finiscano per bloccare l’introduzione dei nuovi reati di incitamento all’odio e le misure contro i predicatori dello stesso.
I Nazionali hanno già espresso una netta contrarietà alle norme sulle armi, sostenendo che penalizzerebbero agricoltori e comunità rurali. All’interno della Coalizione, le perplessità restano forti. In giornata i parlamentari conservatori si riuniranno in videoconferenza per discutere la linea da adottare, sotto la guida del senatore liberale Jonno Duniam, che fa parte della commissione d’inchiesta.
Dal canto suo, l’Executive Council of Australian Jewry ha esortato l’opposizione a votare a favore del provvedimento, invitando a “non lasciare che il perfetto diventi nemico del buono”. Un appello che viene lanciato dopo settimane di pressioni della Coalizione per un ritorno anticipato del Parlamento, seguite ora da critiche sui tempi ristretti dell’esame.
Anche i Verdi restano scettici. La senatrice Mehreen Faruqi ha avvertito del rischio di conseguenze indesiderate sui diritti civili e politici, mentre proseguono le consultazioni con giuristi.
A chiedere un rinvio sono infine anche diversi gruppi religiosi, preoccupati che, senza modifiche, le riforme possano coinvolgere organizzazioni di fede.
Il rapporto finale della commissione è atteso a ridosso del voto, in un clima politico ancora fortemente diviso.