BRISBANE - Il governo del Queensland ha apportato modifiche dell’ultimo minuto alla controversa legge sull’odio, ritirando poteri straordinari che avevano suscitato un’ondata di critiche da parte di giuristi, gruppi religiosi ed esperti di libertà civili.
Il provvedimento, nato con l’obiettivo dichiarato di contrastare l’antisemitismo dopo l’attacco terroristico di Bondi Beach, prevede il divieto di due slogan ritenuti antisemiti dall’esecutivo: “From the river to the sea” e “Globalise the intifada”. In origine, tuttavia, il testo lasciava alla ministra della Giustizia la possibilità di vietare qualsiasi espressione ritenuta capace di incitare violenza, danno o offesa, un potere definito da molti osservatori eccessivamente ampio.
Nonostante le rassicurazioni iniziali del governo, che aveva escluso ulteriori estensioni rispetto alle due frasi esplicitamente menzionate, lunedì sera è arrivata una svolta. Le modifiche stabiliscono ora che gli slogan vietati siano indicati in modo specifico nella legge e che eventuali nuove aggiunte richiedano un ulteriore intervento legislativo, con pieno scrutinio parlamentare.
In una nota ufficiale, la ministra Deb Frecklington ha dichiarato che l’esecutivo ha “ascoltato attentamente i cittadini del Queensland”. Le critiche ai poteri straordinari erano emerse con forza durante l’esame in commissione parlamentare. Il provvedimento ha invece trovato il sostegno del Queensland Jewish Board of Deputies, secondo cui i due slogan hanno avuto un ruolo centrale in episodi di intimidazione nei confronti della comunità ebraica.
L’opposizione laburista, guidata da Steven Miles, ha annunciato che voterà a favore della legge, pur esprimendo “serie riserve”. Intervenendo a ABC Radio Brisbane, Miles ha definito “caotico” l’iter legislativo, criticando i tempi ristretti concessi alla commissione parlamentare e le tensioni interne alla maggioranza.
Il disegno di legge non si limita però alla libertà di espressione. Un capitolo rilevante riguarda la riforma delle armi da fuoco: tra le novità, l’obbligo di cittadinanza australiana per i nuovi richiedenti di licenza, l’inasprimento delle pene per furto e traffico di armi e l’introduzione di nuovi reati per le sparatorie “drive-by”, in particolare contro luoghi di culto.
Il testo include anche la risposta del governo alla sparatoria di Wieambilla del 2022, in cui furono uccisi due agenti di Polizia e un civile. L’esecutivo ha però respinto una raccomandazione chiave: valutare la fattibilità di controlli obbligatori sulla salute mentale per i richiedenti di porto d’armi.
Secondo Miles, la riforma rischia di lasciare il Queensland “fuori passo” rispetto al resto del Paese in materia di armi, rendendolo “un porto sicuro per chi vuole accumulare armi pericolose”. Il governo statale ha inoltre confermato che non aderirà al programma nazionale di riacquisto delle armi promosso dal Commonwealth dopo l’attacco di Bondi.
Il Parlamento del Queensland dovrebbe discutere e approvare entro la settimana sia le nuove norme sull’incitamento all’odio sia la riforma delle armi, in un clima politico segnato da tensioni e accuse incrociate.