BRUXELLES – Clausole “sunrise” e “sunset”. La svolta del Parlamento europeo sull’intesa UE-USA sui dazi ruota attorno a due leve giuridiche pensate per rendere l’accordo, nelle parole dei liberali, “a prova di Donald Trump” e della sua volubilità.
Dopo mesi di stallo, la plenaria ha dato il via libera a larga maggioranza - con il sostegno dell’asse pro-UE - al patto siglato dalla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen a luglio in Scozia. Un percorso tutt’altro che lineare: l’iter era stato congelato a gennaio in risposta alle nuove minacce tariffarie della Casa Bianca e all’offensiva sulla Groenlandia.
Tre mesi dopo ha prevalso la linea del “rispettare la parola data”, sostenuta da Palazzo Berlaymont e rafforzata dalle valutazioni sull’impatto della guerra in Medio Oriente sull’energia, che rendono ogni frizione con Washington un rischio difficilmente sostenibile.Le salvaguardie inserite dagli eurodeputati scongiurano però l’effetto “assegno in bianco”: l’intesa viene limitata a due anni e resta legata al rispetto degli impegni da parte di Trump, per riequilibrare uno schema finora percepito a suo favore.
L’ultima parola spetterà comunque al negoziato con i governi nazionali, al via il 13 aprile.Volto del compromesso è stato il tedesco Bernd Lange, vero regista delle condizioni. In aula, un’ora prima del voto, il socialista ha scandito la linea sfoderando tre citazioni musicali: “Don’t let me be misunderstood”, per chiarire che un vero accordo deve avere garanzie e regole solide, assenti invece nel patto scozzese, poi il richiamo all’unità con “Let’s stick together” e, infine, “I’m a Believer”, a segnare la fiducia nella possibilità di riequilibrare l’intesa.
Un ottimismo che la plenaria ha seguito con il via libera alle due proposte legislative collegate: la prima - su dazi e contingenti tariffari - è passata con 417 voti favorevoli, 154 contrari e 71 astensioni; la seconda - sullo stop ai dazi su alcune importazioni a stelle e strisce - con 437 sì, 144 no e 60 astensioni. Un consenso arrivato grazie all’asse tra Partito popolare europeo (PPE), Socialisti e Liberali, con il sostegno anche dai Conservatori e Riformisti europei (ECR), mentre i Verdi si sono divisi.
L’esito - dopo settimane di pressione dell’ambasciatore americano presso l’UE Andrew Puzder a “rispettare gli impegni” - ha incassato subito il favore di Washington. Il via libera “garantisce stabilità e prevedibilità agli operatori su entrambe le sponde dell’Atlantico, favorendo crescita e competitività”, ha plaudito la missione diplomatica americana, auspicando un rapido successo dei colloqui con i governi nazionali, chiamati ora a limare il testo finale che gli eurodeputati hanno tuttavia blindato con più di un paletto.
La clausola di sospensione è stata resa più incisiva: gli sconti sui dazi per i beni USA potranno saltare se Washington alzerà le tariffe oltre il 15% o ne introdurrà di nuove, ma anche in caso di scorrettezze più ampie, dalle discriminazioni contro imprese UE alla coercizione economica. C’è poi la clausola “sunrise”: l’accordo partirà solo se l’amministrazione Trump rispetterà tutti gli impegni, inclusa la riduzione dei dazi su acciaio e alluminio entro il tetto del 15%. E infine la “sunset”: tutto scade il 31 marzo 2028, salvo rinnovo.