BRUXELLES - Inizia oggi, giovedì 19, la due giorni di un importante Consiglio europeo, con tutti i leader dell’Unione riuniti a Bruxelles per discutere dell’escalation militare in Medio Oriente e della situazione in Iran, con un’attenzione particolare a tutte le conseguenze che i Paesi membri stanno subendo in termini di aumenti dei prezzi dell’energia e, più in generale, sotto il fronte della sicurezza energetica.

Nella lettera ufficiale di invito, il presidente del Consiglio europeo, António Costa, ha sottolineato come tutta l’Europa sia chiamata “a individuare gli strumenti che dobbiamo mobilitare per garantire una risposta tempestiva, coordinata ed efficace che protegga i nostri cittadini e le nostre imprese, adoperandoci nel contempo per conseguire l’allentamento delle tensioni e la stabilità nella regione”.

Intanto, sempre per coordinare la risposta a livello europeo, e trovando una sorta di inedita forma di unità, dal Consiglio dei ministri degli Esteri europei è emersa una posizione condivisa, proprio poche ore dopo che il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, aveva aumentato il livello di pressione perché arrivassero aiuti per proteggere lo Stretto di Hormuz, bloccato dall’Iran.

Kaja Kallas, vice presidente della Commissione europea e Alta rappresentante dell’Unione per gli Affari Esteri e la Politica di Sicurezza, ha infatti dichiarato che non c’è “alcuna intenzione” di estendere il mandato della missione navale europea Aspides nello Stretto di Hormuz, nonostante le crescenti richieste di contribuire a rendere sicura la cruciale via d’acqua e a prevenire gravi interruzioni delle forniture di petrolio. “La discussione è stata che (Aspides) dovrebbe essere rafforzata perché non ha troppi mezzi navali”, ha detto Kallas in conferenza stampa dopo il consiglio Affari Esteri a Bruxelles. “Ma la discussione sull’opportunità di estendere il mandato anche allo Stretto di Hormuz (...) non ha suscitato l’interesse degli Stati membri”. “Nessuno vuole partecipare attivamente a questa guerra”, ha aggiunto la massima responsabile degli Affari Esteri europea.

I ministri riuniti a Bruxelles, così come confermato da Kaja Kallas, hanno discusso se rafforzare la missione Aspides, istituita nel febbraio 2024 come operazione difensiva a seguito dei ripetuti attacchi degli Houthi, alleati dell’Iran, contro il trasporto marittimo internazionale.

Aspides, a cui partecipano molti Paesi europei tra cui Italia, Grecia, Francia e Germania ha lo scopo di proteggere le imbarcazioni, salvaguardare la libertà di navigazione e monitorare la situazione marittima  mercantile e commerciale in una vasta area che comprende il Mar Rosso meridionale, il Golfo di Aden, il Mare Arabico, il Golfo di Oman e il Golfo Persico.

Ma, come si legge nel sito ufficiale della Marina Militare italiana che, tra l’altro, dal 14 marzo ha assunto la guida della forza navale della missione, “è pertanto previsto e autorizzato il ricorso all’uso della forza (cd. compiti esecutivi: close protection, area protection, escort) oltre che per l’autodifesa anche per la difesa del naviglio mercantile di interesse Ue e nazionale nell’area ad alta minaccia prospiciente lo Yemen nel Mar Rosso meridionale e il Golfo di Aden occidentale”. Si tratterebbe, quindi, per assecondare gli appelli di Trump, di modificare le aree di competenza, modificando quindi il mandato della missione stessa, per autorizzare forze navali militari europee nell’ambito della missione Aspides.

Durante l’incontro di lunedì, il ministro degli Esteri tedesco Johann Wadephul ha escluso qualsiasi partecipazione tedesca all’operazione, mentre la sua omologa romena Oana-Silvia Toiu ha suggerito che Bucarest non vuole essere coinvolta nella missione Aspides, in quanto il Paese ha bisogno di mantenere l’attenzione sulle proprie capacità navali nel Mar Nero.

La linea prudente del governo italiano è confermata sia da Meloni sia dal ministro della Difesa Crosetto che puntano sulla diplomazia per arrivare a soluzioni multilaterali. Crosetto, in particolare, ipotizza una sorta di missione dei caschi blu delle Nazioni Unite, pur con  tutte le difficoltà del caso, vista la presenza di Russia e Cina nel Consiglio di sicurezza dell’Onu e poi, in generale, perché il coinvolgimento di una forza a guida Onu può avvenire solo in vigore di un “cessate il fuoco”, ipotesi, al momento, purtroppo, ancora distante.