CANBERRA - Sussan Ley rimane sotto pressione, ma per ora non sembra destinata a cadere.

La leader dell’opposizione dovrebbe mantenere l’incarico almeno per un’altra settimana, mentre l’ala conservatrice del Partito liberale fatica a compattarsi attorno a un singolo nome per un cambio di leadership. Il risultato è uno stallo: molti criticano Ley per il calo nei sondaggi e per una guida giudicata debole, ma chi vuole sostituirla non ha ancora trovato una strada comune.

I due principali pretendenti restano Angus Taylor, esponente del gabinetto ombra, e Andrew Hastie, deputato di retrovia. Entrambi vengono considerati i candidati più credibili per un eventuale spill, ma nessuno dei due appare disposto a fare un passo indietro.

Ieri, si sono svolti colloqui riservati in una abitazione nella periferia di Melbourne per tentare un compromesso, ma senza segnali di un accordo imminente.

Secondo i sostenitori di Ley, la leader può contare sui numeri necessari per resistere nel breve periodo proprio perché il fronte conservatore è diviso. Finché Taylor e Hastie restano entrambi in corsa, i voti contrari alla leader si disperdono, riducendo le possibilità di una sfida efficace.

Taylor aveva già tentato di conquistare la leadership dopo la pesante sconfitta elettorale della Coalizione alle elezioni federali di maggio, ma senza successo. Hastie, ex soldato delle SAS, ha invece costruito la propria credibilità anche grazie al profilo di sicurezza nazionale. In passato è stato portavoce dell’opposizione per gli Interni, poi ha scelto di tornare nelle retrovie per potersi esprimere con maggiore libertà su temi come l’immigrazione, terreno su cui una parte del partito chiede toni più netti.

Il ritorno del Parlamento la prossima settimana rischia di far esplodere le tensioni interne. Il campo di Hastie sperava in una mossa rapida, già lunedì o martedì, ma la mancanza di un candidato unico rende probabile un rinvio. Fonti vicine al partito hanno indicato che un voto non è atteso la prossima settimana, anche se la situazione potrebbe cambiare rapidamente se si arrivasse a un’intesa su un nome condiviso.

A rendere più esplicita la manovra è intervenuto il deputato Ben Small, che ieri ha dichiarato pubblicamente il suo sostegno a Hastie.

“L’Australia funziona meglio con un buon governo e una forte opposizione. Al momento non abbiamo né l’uno né l’altra”, ha detto. Small ha parlato di “cambiamento generazionale” come chiave per riconnettersi con gli elettori, aggiungendo però che non basta cambiare volto: il partito deve tornare a parlare con chiarezza, senza timore di difendere le proprie idee.

Per ora Ley resta in piedi, ma il clima resta instabile: la partita non è chiusa, è solo rimandata.