CANBERRA - La destituzione della prima leader donna del Partito liberale non rischierebbe di alienare ulteriormente l’elettorato femminile perché molte donne erano già disilluse dal partito ben prima della sfida al vertice.

È il giudizio di diversi analisti, secondo i quali la crisi di consenso tra le donne affonda le radici in scelte politiche e culturali consolidate da anni.

Questa mattina Angus Taylor ha sconfitto Sussan Ley in uno scontro interno dal risultato netto, ottenendo 34 voti contro 17. La rimozione della prima donna alla guida dei Liberali, dopo appena nove mesi, ha riacceso il dibattito sul rapporto del partito con le elettrici, ma secondo gli studiosi non rappresenta un punto di svolta.

Blair Williams, docente di politica all’UNSW Canberra, sostiene che il partito non sia più percepito come un riferimento per le donne da molto tempo. Storicamente, ricorda, i Liberali avevano promosso politiche di pari opportunità, come la prima normativa federale sull’assistenza all’infanzia introdotta nel 1972. Oggi, però, il baricentro si è spostato. “Questo riflesso automatico verso destra allontana molte donne, soprattutto per le preoccupazioni legate ai diritti riproduttivi e alle condizioni di lavoro flessibili”, ha osservato, citando le posizioni emerse durante l’ultima campagna elettorale.

Le tensioni erano evidenti già prima del voto. In parlamento, il ministro delle Infrastrutture Catherine King aveva parlato di un attacco con connotazioni di genere contro Ley, definendo la situazione “uno spettacolo imbarazzante”. Anche altri esponenti laburisti avevano sottolineato il continuo indebolimento della leader fin dal primo giorno.

Mary Crawford, docente associata alla Queensland University of Technology ed ex esponente laburista, ritiene che il voto di oggi rafforzi l’idea delle difficoltà strutturali che le donne incontrano nei Liberali, a partire dall’accesso alle sezioni locali fino alla selezione dei candidati. Basta guardare i numeri: dopo le elezioni del 2025, solo 25 donne siedono nei ranghi della Coalizione, nonostante il parlamento registri livelli record di rappresentanza femminile.

Secondo Crawford, l’ascesa di Ley dopo una sconfitta elettorale pesante aveva già trasmesso un messaggio problematico. “Spesso le donne vengono chiamate a ripulire i disastri”, ha detto. La sua rapida estromissione, conclude, non fa che consolidare la percezione di un partito che fatica a valorizzare la leadership femminile e, di conseguenza, a riconquistare la fiducia delle elettrici.