La saga non si ferma, anzi si aggiungono capitoli: il divorzio tra liberali e nazionali continua a tenere banco con i due leader che non si sopportano, Sussan Ley e David Littleproud che, sotto diverse spinte interne, temporeggiano nell’annunciare una nuova formazione, completamente separata per ciò che riguarda gli incarichi, fino a quando non avranno il completo via libera dei colleghi. Anche di coloro che stanno lavorando dietro le quinte per cercare di trovare il compromesso necessario a fare rientrare la seconda crisi degli ultimi mesi. Il divorzio bis è stato annunciato, ma i documenti non sono ancora stati firmati e la Coalizione o ex Coalizione rimane lì, sospesa in un limbo che sta complicando anche i piani per un cambio al vertice nei due partiti, che comunque arriverà.

Andrew Hastie e Angus Taylor non si sono mai nascosti (e ieri hanno ricevuto la ‘benedizione’ dell’ex primo ministro Tony Abbott) e ora più che mai si stanno allenando nel dribbling sulle loro intenzioni. Nessuna smentita e nessuna conferma, sventolando la bandiera dell’unità di intenti e del rispetto per l’attuale leader ma, allo stesso tempo, della necessità di fare meglio di quello che si sta facendo. In altre parole, stanno studiando tempi e modi, cercando di trovare qualche tipo di intesa per rendere l’inevitabilità di un cambio al vertice meno traumatica possibile. Qualche novità potrebbe uscire dall’incontro, previsto oggi a Melbourne, tra i due aspiranti leader, ma difficilmente – secondo alcuni componenti della loro corrente di partito - la situazione potrebbe essere sbloccata già nella sessione parlamentare che inizierà la prossima settimana. 

Sul fronte degli ex partner, che non potranno restare ex per sempre, Littleproud non piace, e proprio ieri l’alternativa che sembrava non esserci è arrivata: Colin Boyce ha annunciato che al ritorno a Canberra alzerà la mano per la leadership. Il deputato del Queensland (seggio di Flynn) ha accusato Littleproud di avere sbagliato tattica, provocando una frattura all’interno della Coalizione che deve essere al più presto rinsaldata, per non deludere ulteriormente un elettorato sempre più frastornato da tanta arrogante indifferenza e rispetto nei suoi confronti.

Gongola intanto Pauline Hanson che, dopo aver portato One Nation un punto oltre la Coalizione nei sondaggi (Newspoll) sulle intenzioni di voto (in percentuale 22 a 21), secondo i rilevamenti condotti da Capital Brief/DemosAU (pubblicati martedì scorso) è addirittura entrata nella classifica delle preferenze popolari per il ruolo di primo ministro. Una classifica che lascia il tempo che trova, ma la senatrice del Queensland ha sorpreso tutti andando a piazzarsi al secondo posto, scalzando Ley: per Albanese il 39% di consensi, Hanson a quota 26%, la leader della Coalizione (ancora unita al momento dei rilevamenti) al 16%, con il 19% di indecisi. Doppia sentenza shock degli elettori nel giro di una settimana e sarà dura in casa liberale continuare a fare finta che, nonostante tutto, va bene così.

Poi, tutto sembra ormai possibile: i liberali, infatti, stanno mostrando un’abilità senza uguali di farsi del male. L’ennesimo esempio? Le grandi manovre che ci sono state - anche se ora sembra che ci sia stata una pausa tra riflessioni e ripensamenti, proprio per non far precipitare ulteriormente la situazione a livello federale - nel Territorio della capitale (ACT) dove, da un quarto di secolo (dal 2001), regnano i laburisti, anche se nel 2024, per la prima volta, hanno subito una flessione di consensi al punto di dover ricorrere all’appoggio dei verdi e di un paio di indipendenti. Per i liberali anni di frustrazione e di opposizione e una pericolosa tentazione: perché non giocare la carta della disperazione che più disperazione non si può? Perché non proporre ai verdi di aiutarli a scalzare il ‘tiranno’ Andrew Barr (al timone del governo dal 2014), con uno storico accordo che, per la prima volta, permetterebbe al partito ambientalista di mettersi alla guida di un governo? E’ fantapolitica solo fino ad un certo punto, perché una serie di incontri preliminari si sarebbero tenuti, due sabati fa, tra liberali e verdi per far diventare il leader di questi ultimi, l’attuale speaker del sistema unicamerale della Capitale, Shane Rattenbury, ministro capo del Territorio. 

I liberali nell’ACT hanno nove seggi sui 25 della Camera dei rappresentanti, i verdi quattro: insieme, senza bisogno di altri aiuti, scalzerebbero i laburisti passando attraverso una mozione di sfiducia nei confronti dell’attuale esecutivo. Secondo quanto trapelato e riportato sul quotidiano nazionale The Australian, negli incontri che nessuno nega, anche se tutti smentiscono qualsiasi tipo di accordo raggiunto, si sarebbe parlato anche di incarichi, con Rattenbury al timone (ma accordo per l’alternanza con il leader liberale Mark Parton) e tre ministeri per i verdi e cinque per i liberali: finalmente un ruolo per chi non l’ha mai avuto e anche un bel balzo in avanti per ciò che riguarda il salario. Tentazioni importanti e negoziati ben avviati, tanto che si sarebbe addirittura discusso della divisione di responsabilità tra temi sociali ed economici. 

Non è la prima volta che succede nel Territorio, ma data la super crisi politica dei liberali a livello nazionale, questa volta l’idea sembra ancora meno opportuna del solito: ovvio che siano arrivate smentite e altrettanto ovvio che, nonostante la finta indifferenza dei colleghi federali - perché l’ACT è un caso a parte sulla scena politica nazionale, con un elettorato quasi interamente formato da dipendenti pubblici -, qualcuno avrà ricordato a Parton che un’idea del genere era costata la leadership alla collega Elisabeth Leed, con l’arrivo poi sulla scena di Leanne Castley, durata al timone un solo anno a causa delle forti tensioni all’interno del partito. Parton, raccogliendo il testimone, aveva assicurato una nuova fase all’insegna dell’unità e della programmazione, per arrivare pronti a scalzare Barr nel 2028. Poi la tentazione del tutto e subito, ‘tanto - avrà pensato almeno per un momento -, peggio di così in casa liberale è difficile fare’. Ma ogni volta che qualcuno lo pensa o lo dice, ecco la sorpresa: si può e la risalita diventa ogni giorno più difficile. 

Il Partito liberale sta vivendo una fase di evidente incertezza sia su scala nazionale, sia a livello statale: fatica a delineare posizioni nette, comprensibili e popolari. Sembra non avere più energia e sicuramente ha seri problemi di leadership e susseguentemente di coesione interna e direzione. La rottura con i nazionali, le ipotesi di abbastanza assurde e imbarazzanti alleanze per fare in fretta, dimenticando il merito di saper programmare e parlare con gli elettori, sono passaggi che non aiutano di certo a recuperare credibilità e seguito. Notte fonda e nessuna schiarita, ma sicuro intrattenimento per i laburisti. Ley, Hastie, Taylor, Hanson, Barnaby Joyce (che ha certamente contribuito all’ascesa di One Nation), Littleproud, Matt Canavan (artefice dello strappo con i liberali), Parton e ora Boyce: la saga continua.