TRIPOLI – I media libici annunciano la morte Saif al-Islam Gheddafi, secondogenito di Muammar Gheddafi, il leader libico ucciso nel 2011 dalle forze ribelli del Consiglio nazionale di transizione, dopo essere rimasto al potere per 42 anni.
Secondo quanto riferito dall’emittente saudita Al Arabiya, che cita una fonte vicina alla famiglia Gheddafi, Saif al-Islam sarebbe stato ucciso nel corso di violenti scontri armati scoppiati nel primo pomeriggio nell’area di Zintan, nell’ovest del Paese. La stessa fonte sostiene che quattro uomini armati avrebbero fatto irruzione nel giardino della sua abitazione, ferendolo gravemente prima di darsi alla fuga. Successivamente, Saif al-Islam sarebbe deceduto a causa delle ferite riportate.
Sempre secondo Al Arabiya, l’attacco avrebbe innescato ore di combattimenti tra milizie locali e gruppi armati fedeli all’ex regime gheddafiano, che si sarebbero estesi alla zona desertica di al-Hamada e ai dintorni di Zintan.
Anche diversi media libici hanno annunciato la morte di Saif al-Islam Gheddafi, sebbene con versioni ancora frammentarie. Il canale Libya al-Ahrar ha riferito che “personalità a lui vicine” ne avrebbero confermato il decesso, senza però fornire dettagli sulle circostanze. L’agenzia di stampa ufficiale libica ha citato il suo consigliere, Abdullah Othman, il quale ha parlato della morte di Saif al-Islam senza chiarire se si tratti di un assassinio o di cause naturali.
Non vi sono conferme ufficiali da fonti indipendenti, né comunicazioni formali da Tripoli o da organismi internazionali.
Saif al-Islam Gheddafi, a lungo considerato il possibile successore del padre prima della caduta del regime nel 2011, era rimasto una figura politicamente influente, soprattutto in alcune aree del Paese e tra i nostalgici dell’ex regime. Allo stesso tempo, era uno dei personaggi più controversi della Libia contemporanea ed era ricercato dalla Corte penale internazionale per crimini contro l’umanità legati alla repressione delle rivolte del 2011.
La sua eventuale morte aggiunge tensione in un Paese di fatto in una guerra civile permanente, esacerbando i conflitti tra milizie rivali e allontanando i momento della riconciliazione nazionale.