CANBERRA - Nonostante un aumento del 24% dei prezzi dei generi alimentari negli ultimi cinque anni, e le accuse di non aver passato parte del profitto condividendolo con i fornitori o passando sconti ai clienti, l’ACCC ha evitato di etichettare Woolworths e Coles come un “duopolio” o di accusarli di pratiche di manipolazione al rialzo dei prezzi.
Il rapporto, composto di oltre 400 pagine, ha evidenziato problemi come la shrinkflation (confenzioni con minori quantità di prodotto, ma al prezzo abituale), la trasparenza dei prezzi, le promozioni ingannevoli e le leggi urbanistiche, proponendo una serie di protezioni per i fornitori. L’inchiesta, tuttavia, non ha raccomandato misure estreme come la divisione delle aziende o l’imposizione di sanzioni.
Il governo federale ha accolto il rapporto e ha accettato “in linea di principio” tutte le raccomandazioni contenute. Il primo ministro Anthony Albanese aveva dato il via libera all’inchiesta nel gennaio dello scorso anno in risposta alle crescenti proteste del pubblico sul costo della vita e sulle accuse di prezzi eccessivi adottati dai supermercati.
L’ACCC ha attribuito la maggior parte degli aumenti dei prezzi a fattori economici generali, pur riconoscendo che una parte di questi fattori ha portato profitti aggiuntivi per ALDI, Coles e Woolworths. L’ente ha inoltre criticato i due giganti per l’uso di promozioni e programmi fedeltà che rendono difficile per i clienti valutare la genuinità delle offerte promozionali.
Secondo il rapporto, Woolworths controlla il 38% del mercato, Coles il 29%, ALDI il 9% e i supermercati indipendenti il 7%. L’ACCC ha raccomandato misure per incentivare la concorrenza, tra cui la pubblicazione obbligatoria dei prezzi online e nei punti vendita, e il sostegno ai piccoli esercizi commerciali nelle aree remote, dove i prezzi sono notevolmente più alti.