ROMA - Mentre ovunque si discute di inflazione e tassi di interesse in salita, alla fine dello scorso anno l’Osservatorio dell’Inps ha reso noto i dati sui redditi degli italiani, stabilendo che di media tra dipendenti e autonomi oggi in Italia lo stipendio medio è di 22.588 euro. Mentre per la fascia over 40 la media è di oltre 26mila l’anno, per i giovani, causa l’altissimo tasso di precariato, il dato crolla fino a 9.911 per un giovane tra i 20 e i 24 anni e a 15.629 euro medi per la fascia 25-29 anni.

Perfino i professionisti, almeno stando a quanto dichiarato con le tasse, se sono under 30, percepiscono stipendi decisamente bassi rispetto ai loro colleghi più anziani. Un avvocato giovane, infatti, secondo un’analisi della Cassa forense e del Censis, percepirebbe in media solo 13.274 euro l’anno.

Una situazione che si inserisce in un quadro di già grande difficoltà per l’aumento del costo della vita che colpisce tutti, ma che diventa davvero drammatico per chi percepisce stipendi così bassi. Tanto più che non c’è nessun aumento in vista, come ha anche fatto rilevare l’Ufficio parlamentare di Bilancio, il quale ha posto l’accento sul fatto che “le pressioni derivanti dalla maggiore inflazione saranno incorporate soltanto parzialmente nella dinamica salariale (…) delineando quindi una rilevante perdita di potere d’acquisto”.

Ciò significa una continua riduzione della domanda interna, che è già uno dei problemi principali dell’economia italiana da almeno trent’anni, giustificata dal fatto che, secondo l’Ocse, tra 1991 e 2021 i salari in Italia sono saliti solo dello 0,3%, niente in confronto a Francia e Germania dove nello stesso lasso di tempo sono aumentati del 33%, e agli Stati Uniti, dove sono cresciuti addirittura del +52%. 

Per affrontare questa situazione, insomma, ci vorrebbe una decisa crescita degli stipendi, a partire da quelli dei lavoratori più giovani, un po’ quello che in parte cercava di innescare il Reddito di cittadinanza, che però evidentemente non è riuscito nell’intento ed è quello che si vorrebbe fare con il “salario minimo”, che anche l’Europa ha chiesto di introdurre. O, in alternativa, dice Bruxelles, occorre promuovere la contrattazione collettiva sino al raggiungimento di una “copertura” dell’80% dei lavoratori.