L’intelligenza artificiale sta accelerando la trasformazione dei processi produttivi e dei modelli organizzativi delle imprese, aprendo nuove prospettive di crescita ma imponendo, allo stesso tempo, una revisione di competenze professionali, strategie industriali e sistemi di gestione dei dati.
Una rivoluzione tecnologica che non riguarda più soltanto le grandi multinazionali, ma coinvolge progressivamente anche le piccole e medie imprese, chiamate a confrontarsi con strumenti capaci di modificare profondamente il rapporto tra investimenti, lavoro e produttività.
È in questo scenario che si inserisce l’esperienza di Vection Technologies, società tecnologica quotata all’Australian Securities Exchange (ASX: VR1), specializzata nello sviluppo di soluzioni di intelligenza artificiale e realtà estesa (XR), con oltre duecento dipendenti e attività distribuite tra Australia, Europa, Stati Uniti ed Emirati Arabi Uniti.
A raccontarne il percorso e le prospettive di sviluppo sono stati Gianmarco e Lorenzo Biagi, i due fratelli alla guida di Vection Technologies. L’azienda nasce a Bologna dall’iniziativa di Lorenzo Biagi che ha lanciato Vection dopo un’esperienza professionale ventennale nei settori manifatturiero e automobilistico e oggi è il Group Chief Investor Relations Officer e CEO di Vection Italy: “Eravamo letteralmente due persone all’interno di un ufficio vuoto. Il nostro non era un garage, come nello storytelling della Silicon Valley, ma un mulino del XVI secolo nel centro di Bologna”, ricorda Lorenzo.
Le prime attività dell’azienda si concentrano sullo sviluppo di applicazioni tecnologiche personalizzate per grandi clienti industriali, con particolare attenzione alla soluzione di problemi operativi e all’ottimizzazione dei processi produttivi. Nel 2019 arriva la quotazione sulla Borsa australiana, passaggio decisivo per l’internazionalizzazione del gruppo e per il successivo ampliamento delle attività.
Oggi Vection Technologies è una struttura articolata su diversi mercati, con una presenza consolidata in Australia, quattro sedi dedicate allo sviluppo tecnologico in Italia e una progressiva espansione commerciale negli Stati Uniti e negli Emirati Arabi Uniti.
L’evoluzione del portafoglio tecnologico ha accompagnato il percorso di crescita del gruppo. Dalle prime applicazioni di realtà virtuale e aumentata, Vection ha progressivamente ampliato la propria offerta verso sistemi di intelligenza artificiale destinati all’utilizzo aziendale, anche attraverso acquisizioni che hanno rafforzato le competenze interne.
“Abbiamo cominciato sviluppando virtual reality e augmented reality, ma negli ultimi anni siamo diventati un’azienda fortemente orientata all’intelligenza artificiale”, spiega Gianmarco Biagi, alla guida del gruppo e presidente della holding 7p9. La strategia industriale di Vection Technologies si fonda sull’integrazione di piattaforme proprietarie, intelligenza artificiale e ambienti immersivi con applicazioni sviluppate in aziende e organizzazioni che spaziano dalla manifattura alla logistica, dalla sanità alla pubblica amministrazione, fino all’istruzione e alla difesa.
Un modello di business che punta anche sulle partnership con grandi realtà internazionali, tra gli accordi più recenti figurano quelli con Xerox, per la distribuzione e l’integrazione delle rispettive soluzioni tecnologiche, e con Retelit, operatore attivo nel settore delle telecomunicazioni e dei servizi digitali.
Ma il punto centrale della strategia di Vection riguarda soprattutto il modo in cui l’intelligenza artificiale viene introdotta nelle organizzazioni. Per Gianmarco Biagi, l’adozione di queste tecnologie deve partire dall’analisi dei processi aziendali e dall’individuazione delle attività nelle quali l’automazione può produrre benefici misurabili: “Accompagniamo le imprese in un percorso di digitalizzazione passo dopo passo, affrontando ogni singolo processo insieme al cliente”.
Una trasformazione che interessa direttamente anche l’organizzazione del lavoro. Secondo Gianmarco Biagi, l’incremento della produttività derivante dall’introduzione dell’AI può infatti tradursi in nuove opportunità professionali, a condizione che le imprese investano nell’aggiornamento delle competenze e nella riqualificazione del personale. “Il nostro scopo è aumentare la produttività, non perdere posti di lavoro, è un falso mito che l’intelligenza artificiale porti via i posti di lavoro, anzi, le aziende che adottano e rivedono i loro processi, grazie all’intelligenza artificiale, mettono in condizione le persone che cambiano modo di lavorare, di addestrare l’intelligenza artificiale, riqualificando il proprio lavoro. Non si può rimanere ignoranti oppure ostacolare un cambiamento inevitabile - precisa il presidente Biagi -. Noi puntiamo ad aumentare la produttività con un sistema di intelligenza artificiale di cui ogni azienda è proprietaria”.
Nella visione di Vection, infatti, la diffusione dell’intelligenza artificiale nelle aziende deve accompagnarsi allo sviluppo di infrastrutture tecnologiche che consentano di mantenere il controllo delle proprie informazioni, limitando i rischi connessi alla condivisione di dati riservati attraverso piattaforme esterne. “Avere l’AI in azienda non significa utilizzare semplicemente le grandi piattaforme internazionali. Un’impresa che vuole strutturare i propri processi deve avere la propria intelligenza artificiale, perché la riservatezza dei dati è fondamentale”, osserva Gianmarco Biagi.
Una dinamica che assume particolare rilevanza nel contesto della competizione tecnologica internazionale, dominata dai grandi gruppi statunitensi e cinesi, che concentrano una parte significativa degli investimenti, delle infrastrutture di calcolo e dello sviluppo dei modelli più avanzati. Per le aziende europee, la possibilità di sviluppare applicazioni specializzate, integrate nei processi industriali e adattate alle esigenze dei singoli clienti, rappresenta uno spazio competitivo importante rispetto alle piattaforme generaliste.
La questione della governance tecnologica si estende quindi inevitabilmente al controllo dei sistemi e alle responsabilità connesse al loro utilizzo. Lorenzo Biagi individua inoltre proprio nella supervisione umana un principio essenziale per garantire affidabilità e sicurezza delle applicazioni: “L’intelligenza artificiale, anche implementata e ‘addestrata’ molto bene, può ancora determinare alcuni problemi di affidabilità dei risultati. È quindi sempre necessario che ci sia un controllo e una supervisione dell’essere umano”. Il mantenimento dell’intervento dell’uomo nei processi decisionali diventa così un elemento strutturale nella progettazione delle soluzioni tecnologiche, soprattutto nei settori nei quali eventuali errori possono produrre conseguenze rilevanti. “Io vorrei che fosse mantenuta la centralità dell’essere umano nelle cose che facciamo con una tecnologia che può essere certamente di aiuto, sia nelle nostre attività di vita privata sia nel lavoro”.
Un tema che è strettamente collegato all’aspetto della regolamentazione, rispetto alla quale Gianmarco Biagi esprime una valutazione positiva in particolare dell’approccio adottato dall’Ue: “L’Europa sa quello che fa”, afferma, facendo riferimento all’AI Act europeo, e sottolineando la necessità di un quadro normativo capace di stabilire obblighi e responsabilità senza compromettere lo sviluppo industriale. Il confronto con gli Stati Uniti e la Cina evidenzia tuttavia approcci differenti, in un settore nel quale gli interessi industriali si intrecciano sempre più con quelli geopolitici. Gianmarco Biagi richiama il cosiddetto “effetto Sputnik”, paragonando l’attuale competizione sull’intelligenza artificiale alla rivalità tecnologica tra le grandi potenze durante la Guerra fredda.
La corsa allo sviluppo dei sistemi più avanzati è diventata infatti un elemento della competizione strategica internazionale, con investimenti che coinvolgono infrastrutture digitali, capacità di calcolo, ricerca scientifica e sicurezza nazionale. Il rischio, secondo il presidente della holding 7p9, è che questa contrapposizione contribuisca ad alimentare una rappresentazione eccessivamente allarmistica dell’intelligenza artificiale, distogliendo l’attenzione dalle applicazioni concrete e dai benefici già disponibili: “Io dico sempre, sorridendo, che c’è stato un tema di marketing molto forte, se l’avessero chiamata strumento artificiale, anziché intelligenza artificiale, sarebbe stato molto meglio e avrebbe fatto molta meno impressione e meno paura”.
Gianmarco Biagi, a proposito di rischi, ha esteso la riflessione anche al ruolo delle piattaforme social: “Credo che TikTok sia estremamente più potente e pericoloso delle applicazioni di AI perché è nelle mani dei giovani, totalmente deregolamentato, voglio ricordare che la maggior parte delle piattaforme social sono in mano ad aziende private e dove non è nemmeno chiaro chi siano i rresponsabili”.
Accanto allo sviluppo industriale, inoltre, Vection sta investendo anche in applicazioni destinate all’accessibilità e all’inclusione sociale.
“Siamo molto fieri di avere in atto iniziative tecnologiche che aiutino gli altri, è da qualche anno che siamo impegnati sul tema dell’inclusività”, racconta con orgoglio e soddisfazione Gianmarco Biagi. Tra i progetti in corso, “in Italia ma stiamo guardando anche all’estero”, ci sono postazioni interattive, chioschi con sistemi di intelligenza artificiale, destinati ad assistere persone con disabilità visive o difficoltà motorie. “Abbiamo installazioni in alcune stazioni ferroviarie e aeroporti, siamo focalizzati nell’aiutare le persone a muoversi in autonomia in modo migliore. Questi sono chiari esempi, insomma, che rappresentano la faccia buona e reale dell’intelligenza artificiale”.
La prospettiva di lungo periodo, per entrambi gli imprenditori, resta quella di un’intelligenza artificiale integrata nelle attività produttive e nella vita quotidiana, ma subordinata alle decisioni e alle esigenze delle persone. Tra rischi e paure, il messaggio di Gianmarco e Lorenzo Biagi è molto positivo: “Tutto questo settore va regolamentato, come accadde per Internet. Siamo in piena rivoluzione, della stessa portata di Internet. E se oggi nessuno ha paura di Internet e nessuno di noi può fare a meno di Internet, accadrà lo stesso con l’AI”.
Ma, conclude Gianmarco: “Ricordiamoci una cosa: oggi l’AI non fa le domande, dà le risposte. Le domande le fanno gli umani”.