SYDNEY - L’intelligenza artificiale è entrata, con prepotenza, in ogni ambito della società e, pensare di tenerla fuori dalle aule scolastiche, non è realistico. Per Marianna Carlino, insegnante e oggi Director of E-Learning e IB Coordinator alla MLC School di Sydney, la strada da seguire è un’altra: rendere studenti e docenti consapevoli sul corretto utilizzo, senza permettere che sostituisca la capacità di pensare, sbagliare e risolvere problemi che deve rimane al centro dell’apprendimento.

“È qualcosa che dobbiamo accogliere, non combattere. Non scomparirà”, prosegue Carlino, insegnante da oltre vent’anni e da tre all’istituto femminile MLC, che ha quest’anno festeggiato i suoi 140 anni di storia. “Si tratta di educare insegnanti, studenti e genitori su ciò che è etico, sull’integrità accademica, su come usarla e come non usarla”.

Nata a Civitanova Marche, Carlino è arrivata in Australia quando aveva due anni insieme alla sua numerosa famiglia. La decisione di partire è nata del padre, convinto che l’Australia potesse offrire ai figli maggiori opportunità.

Per i fratelli più grandi, già adolescenti o giovani adulti, l’inserimento non è stato semplice. Marianna, invece, è cresciuta tra due lingue e due Paesi, tornando spesso in Italia con la madre e frequentando anche una parte della scuola primaria.

La decisione di insegnare non era un progetto prestabilito, nonostante la madre e una sorella fossero insegnanti. All’università ha scelto un percorso di studi che avrebbe potuto aprirle una carriera nell’ambito della traduzione, ma alla fine ha trovato la sua strada nell’insegnamento, senza mai pentirsene.

“Non mi sono più guardata indietro. Probabilmente è stata la scelta migliore che abbia fatto”, racconta.

Per 21 anni ha insegnato italiano, affiancando progressivamente alla classe incarichi di leadership, tra cui quello di responsabile di dipartimento ricoperto per un decennio. Tre anni fa il passaggio all’e-learning, quando si è unita alla MLC, a cui si è aggiunto quest’anno il coordinamento dell’International Baccalaureate.

Il legame con la lingua italiana, tuttavia, non si è indebolito, visto che continua a occuparsi degli esami HSC e spera di avviare una classe di Italian Beginners per l’Anno 11.

Nel suo ruolo attuale aiuta insegnanti e studentesse a utilizzare la tecnologia in maniera efficace e sicura, dalla formazione sulle piattaforme digitali alla cyber safety. Ed è proprio l’intelligenza artificiale ad essere uno dei temi più complessi.

Alla MLC School gli insegnanti hanno accesso completo a Microsoft Copilot, mentre Carlino lavora anche con Leon Furze, consulente ed esperto di Intelligenza Artificiale ed etica.

L’obiettivo non è stabilire semplicemente se l’AI sia consentita oppure vietata, ma distinguere tra utilizzo utile e scorretto.
Uno studente può servirsene per chiedere di semplificare un concetto, ricevere un feedback, individuare le lacune in un ragionamento o controllare la grammatica.

“Dovrebbe essere un assistente allo studio”, sintetizza Carlino. Diverso è copiare una risposta generata dall’AI e presentarla come propria.

Per rendere riconoscibile questo confine, Carlino ha creato anche un ‘Diario dell’IA’, nel quale le ragazze dell’Anno 11 documentano come hanno utilizzato lo strumento durante la preparazione delle verifiche. I sistemi di rilevamento dell’intelligenza artificiale a disposizione degli insegnanti, infatti, non sono infallibili.

“Per questo, quando emergono dubbi, alle studentesse può essere chiesto di dimostrare di conoscere realmente il lavoro presentato e come hanno impiegato l’IA”, spiega l’insegnante. “La capacità di affrontare e risolvere un problema complesso usando il proprio cervello è probabilmente ciò che rischia di diventare difficile”, osserva. La tentazione è rivolgersi immediatamente all’intelligenza artificiale per chiedere cosa fare. 

Da qui, la necessità di ripensare anche alle verifiche, alternando attività nelle quali l’AI può essere utilizzata, ad altre capaci di mettere alla prova le competenze e il ragionamento. Non esiste, secondo Carlino, una formula valida per ogni materia: le esigenze delle lingue sono diverse da quelle di matematica, inglese, arte o teatro.

Questa nuova potente tecnologia non va demonizzata in quanto tale, nell’insegnamento delle lingue, ad esempio, può offrire opportunità interessanti. Gli studenti possono impostare una chatbot in italiano e parlare con lui, esercitando la conversazione e la comprensione orale. Ma la tecnologia deve affiancare, non sostituire, il lavoro dello studente.

“Il problema è che i ragazzi non si fermano prima a pensare - sottolinea Carlino -. Il fatto di ragionare su qualcosa di difficile prima di chiedere aiuto è importante”.

Educazione digitale significa anche far riflettere su ciò che accade fuori dalla classe. Alla MLC School Marianna Carlino parla alle classi di deepfake, impronta digitale, chatbot e rischi legati all’AI, insegnando alle ragazze come riconoscere contenuti manipolati e a capire cosa fare quando qualcosa va storto.

Per l’insegnante, dunque, la questione non è scegliere tra tecnologia e apprendimento tradizionale, ma trovare il giusto equilibrio.

Perché l’intelligenza artificiale farà inevitabilmente parte del futuro degli studenti; il compito della scuola è assicurarsi che, imparando a usarla, non smettano di imparare a pensare.