TEHERAN - L’Iran ha definito “irrealistiche, illogiche ed eccessive” le proposte di pace avanzate dagli Stati Uniti, mentre il presidente Donald Trump ha rilanciato con nuove minacce contro le infrastrutture energetiche iraniane, in un contesto di guerra sempre più esteso e instabile nel Medio Oriente.

Secondo Teheran, i piani trasmessi tramite mediatori internazionali – tra cui Pakistan, Egitto, Arabia Saudita e Turchia – non tengono conto della situazione sul terreno. “Siamo sotto aggressione militare. Tutte le nostre energie sono concentrate sulla difesa”, ha dichiarato il portavoce del ministero degli Esteri Esmaeil Baghaei.

Poco dopo, l’Iran ha lanciato nuove ondate di missili contro Israele. Le sirene antiaeree sono risuonate in diverse aree del Paese, mentre l’esercito israeliano ha riferito di aver intercettato anche droni provenienti dallo Yemen e razzi lanciati dal Libano da Hezbollah, confermando l’allargamento del conflitto su più fronti.

Israele ha risposto con attacchi mirati su infrastrutture militari a Teheran e su obiettivi legati a Hezbollah a Beirut, dove colonne di fumo nero si sono alzate sopra la capitale libanese. Intanto, la Turchia ha riferito che un missile balistico iraniano è entrato nel proprio spazio aereo prima di essere abbattuto dalle difese NATO nel Mediterraneo orientale.

La guerra, iniziata il 28 febbraio con attacchi congiunti di Stati Uniti e Israele, ha già causato migliaia di morti, in gran parte civili tra Iran e Libano, e ha avuto ripercussioni dirette sui mercati energetici globali.

Lo Stretto di Hormuz, passaggio chiave per circa un quinto delle forniture mondiali di petrolio e gas liquefatto, resta di fatto bloccato. Trump ha avvertito che, in assenza di un accordo rapido e della riapertura della rotta, gli Stati Uniti potrebbero colpire centrali elettriche, pozzi petroliferi e altre infrastrutture strategiche iraniane, minacciando anche la distruzione totale degli impianti petroliferi presenti sull’isola di Kharg.

Nonostante i segnali contraddittori sui negoziati, Washington continua a rafforzare la propria presenza militare nella regione, con l’invio di migliaia di soldati aggiuntivi. Tuttavia, non è stata ancora autorizzata un’operazione terrestre.

Teheran, da parte sua, valuta anche un possibile ritiro dal Trattato di non proliferazione nucleare, mentre continua a negare qualsiasi intento di sviluppare armi atomiche.

I tentativi diplomatici restano fragili e incerti. Secondo fonti pakistane, un dialogo diretto tra Stati Uniti e Iran appare al momento improbabile nel breve termine. Nel frattempo, il conflitto continua a espandersi, alimentando instabilità regionale e timori globali.