ROMA - Dopo 41 anni, la base di Sigonella (Catania) torna al centro di un contenzioso militare e diplomatico tra l’Italia e l’alleato statunitense. L’Italia ha negato agli Stati Uniti l’uso della base per un’operazione militare in Medio Oriente.
Il diniego, arrivato qualche giorno fa dal ministro della Difesa Guido Crosetto, è scattato quando è stato comunicato il piano di volo di alcuni assetti aerei americani già in volo, che prevedeva di atterrare nella base siciliana per poi proseguire verso la loro destinazione.
Nessuno aveva però chiesto alcuna autorizzazione né consultato i vertici militari italiani. Inoltre, dalle verifiche è emerso che non si trattava di voli logistici o di routine compresi negli accordi bilaterali, ma di bombardieri diretti a compiere operazioni belliche, e per questo tipo di utilizzo, secondo i trattati, è necessario il via libera del governo italiano.
“Gli accordi internazionali disciplinano e distinguono con chiarezza ciò che necessita di specifica autorizzazione del governo (per la quale si è deciso di coinvolgere sempre il Parlamento) in assenza della quale non è possibile concedere nulla e ciò che invece è considerato autorizzato tecnicamente perché ricompreso negli accordi. Un ministro deve solo farli rispettare. Terzium non datur”, ha scritto Crosetto su X.
Il ministro ha chiarito che non c’è “alcun raffreddamento o tensione con gli Usa, perché conoscono le regole che disciplinano dal 1954 la loro presenza in Italia bene come le conosciamo noi”.
Una nota di Palazzo Chigi ha confermato che “non si registrano criticità né frizioni con i partner internazionali. I rapporti con gli Stati Uniti, in particolare, sono solidi e improntati a una piena e leale collaborazione”.
L’esecutivo italiano, si legge ancora, “continuerà pertanto ad operare nel solco dei trattati vigenti, nel rispetto della volontà del Governo e del Parlamento, garantendo al contempo affidabilità internazionale e piena tutela dell’interesse nazionale”.
Il Movimento 5 Stelle ha chiesto chiarimenti, sottolineando di essere stato il primo a denunciare il coinvolgimento di Sigonella nelle operazioni belliche americane e ricordando una smentita dell’Aeronautica militare che, a loro dire, si concilia male con le evidenze emerse.
I capigruppo in commissione Difesa hanno chiesto a Crosetto di spiegare esattamente “cos’è accaduto venerdì notte, se veramente non c’è stata nessuna richiesta di autorizzazione da parte Usa e di quali velivoli si trattava”.
Il leader pentastellato Giuseppe Conte ha invece spinto oltre, giudicando “doveroso” il no ai bombardieri, ma invitando il governo a negare anche “il supporto logistico offerto dalle nostre basi”, argomentando che gli attacchi americani e israeliani violano il diritto internazionale.
Il caso riporta inevitabilmente alla memoria quanto avvenne 41 anni fa, il 10 ottobre 1985, quando alcuni caccia statunitensi costrinsero ad atterrare proprio a Sigonella un aereo egiziano che trasportava i quattro palestinesi responsabili del sequestro della nave da crociera Achille Lauro, insieme al dirigente dell’Olp Mohammed Abu Abbas.
I sequestratori erano accusati dell’omidio di un passeggero della nave, Leon Klinghoffer, cittadino statunitense ebreo.
L’operazione, anche in quel caso, venne condotta senza preavvisare il governo italiano.
Sulla pista si schierarono i marines con le armi spianate circondando il velivolo, ma l’allora presidente del Consiglio Bettino Craxi diede ordine ai carabinieri di circondare il velivolo e di impedire la cattura dei miliziani palestinesi, che sarebbe avvenuta in violazione al diritto internazionale e alle norme italiane.
Per ore i due contingenti rimasero uno di fronte all’altro, finché i vertici americani ricevettero l’ordine di ritirarsi. I quattro dirottatori furono finalmente arrestati dalle autorità italiane, mentre Abu Abbas e il suo aiutante furono fatti allontanare e raggiunsero Belgrado.
La scelta di Craxi provocò una dura protesta diplomatica degli Stati Uniti e una crisi di governo che portò alle dimissioni del ministro della Difesa, il repubblicano Giovanni Spadolini, in disaccordo con Craxci sulla linea da seguire. Il Partito Repubblicano Italiano uscì dalla maggioranza di governo.
Le infrastrutture militari statunitensi in Italia sono numerose: oltre alla base di Sigonella ci sono gli aeroporti di Aviano in Friuli-Venezia Giulia e Ghedi in Lombardia, i depositi di Camp Darby in Toscana e Camp Ederle in Veneto, i porti di Napoli e Gaeta (dove ha sede la VI flotta americana) e sistemi di sorveglianza come il Muos di Niscemi. In totale, nel nostro Paese, sono di stanza circa 13mila militari americani, a cui si aggiungono i 21mila marines della VI flotta.
Inoltre, l’Italia ospita circa 90 bombe nucleari tattiche statunitensi del modello B61-12 – oltre 20 volte più potenti degli ordigni sganciati su Hiroshima e Nagasaki al finale della Seconda Guerra Mondiale - distribuite tra le basi di Aviano e Ghedi. Si tratta del maggior numero di armi atomiche statunitensi presenti in un paese europeo.