ROMA - Il governo italiano parteciperà, in veste di osservatore, alla prima riunione a Washingtondel Board of Peace, voluto dall’amministrazione Trump per definire il futuro di Gaza. L’annuncio è stato formalizzato dal ministro degli Esteri, Antonio Tajani, nel corso di una doppia audizione davanti alle commissioni Esteri di Camera e Senato durata complessivamente cinque ore. 

Al termine del confronto a Montecitorio, l’Aula ha approvato con 183 voti favorevoli e 122 contrari la risoluzione presentata dalla maggioranza di centrodestra, che impegna l’esecutivo a sostenere il ruolo di osservatore all’interno dell’organismo presieduto (ad interim) da Donald Trump, e a valutare “ogni futura attività” del Board svolta in coerenza con il mandato delle Nazioni Unite.  

Favorevoli anche i tre deputati della neonata aggruppazione di Vannacci, che hanno tuttavia espresso la richiesta di estendere il tavolo negoziale alla Russia e ribadito la condizione che la partecipazione non comporti oneri finanziari per l’Italia. 

Tutte le opposizioni, inclusa Azione, hanno votato compattamente contro, presentando una risoluzione alternativa che definisce il Board non conforme ai principi dell’articolo 11 della Costituzione e al diritto internazionale. In Aula il dibattito si è acceso sulle accuse di subalternità del governo agli Stati Uniti.  

Riccardo Magi (Più Europa) ha evocato l’immagine di un’Italia pronta a “scodinzolare” alla Casa Bianca, mentre Ettore Licheri (M5s) ha parlato di “stivali leccati” al presidente Usa. 

Nel corso della replica, Tajani ha respinto le critiche, citando le recenti riserve espresse dalla premier Meloni sul caso Groenlandia come prova di autonomia, e ha contrattaccato ricordando le posizioni assunte in passato dai governi di centrosinistra, in particolare durante la crisi del Kosovo.  

Sulla compatibilità costituzionale della scelta, Tajani ha rovesciato l’obiezione: “L’assenza dell’Italia a un tavolo in cui si discute di pace nel Mediterraneo sarebbe non solo politicamente incomprensibile, ma anche contraria allo spirito dell’articolo 11, che ripudia la guerra”, ha argomentato. La formula del “paese osservatore” è stata da lui difesa come “una soluzione equilibrata” per rispettare i vincoli della Carta, ribadendo l’obiettivo finale di una soluzione “due popoli, due Stati”. 

La segretaria del Pd, Elly Schlein, intervenendo in dichiarazione di voto, ha accusato l’esecutivo di giocare con le parole per aggirare un divieto costituzionale.  

“La Costituzione non è un fastidio ma un argine”, ha affermato, sottolineando come l’Italia sia l’unica tra i grandi paesi europei ad aver accettato un ruolo, seppur limitato, a un tavolo che rischia di sostituire il diritto internazionale con la legge del più forte. 

Critiche più radicali sono arrivate da Riccardo Magi, secondo cui il Board si basa su “prepotenza e affari” più che sulla diplomazia, che ha lamentato la mancanza di una strategia di politica estera, definendo “osceno” un consesso guidato da Trump oltre i termini del suo mandato e condizionato da contributi finanziari.