LONDRA – Vacilla come non mai la poltrona del primo ministro britannico Keir Starmer a poco più di un anno dalla vittoria elettorale che aveva riportato il Labour al potere dopo una lunga attesa. Il Primo ministro, già da mesi in grave crisi di consensi, ha tentato la via del mea culpa nello scandalo che sta facendo tremare il terreno attorno a lui.
Ha negato di essere stato pienamente a conoscenza “della profondità dell’oscuro legame” fra l’ex finanziere Jeffrey Epstein e Peter Mandelson, ex controversa eminenza grigia del New Labour di Tony Blair riciclato circa un anno fa dallo stesso sir Keir come ambasciatore negli Usa. Ed è finito sotto accusa anche in un’indagine penale di Scotland Yard per le informazioni e i documenti governativi passati quando era ministro al faccendiere.
Starmer si è scusato - in particolare con “le vittime” di Epstein - per aver “creduto alle bugie” di Mandelson, costretto nei giorni scorsi a dimettersi dalla Camera dei Lord dopo le ultime vergognose rivelazioni, tra foto ed e-mail compromettenti, emerse negli Usa. La situazione per il Primo ministro è così grave che davanti ai giornalisti ha dovuto escludere l’ipotesi di sue dimissioni anticipate.
E mentre tra i partiti d’opposizione, dai Tory ai Libdem, vengono avanzate richieste per un voto di sfiducia, la stessa maggioranza è scossa dalla rivolta interna, con alcuni deputati laburisti che parlano di “giorni contati” per Starmer evocando una sfida alla leadership.
Eppure sir Keir ha mostrato di voler difendere il più a lungo possibile la sua posizione, sostenendo di capire “la rabbia” dell’opinione pubblica e assicurando di essere entrato in politica per il bene comune, a differenza dell’ex ambasciatore: bollato ora come indegno, bugiardo e traditore del Paese.
Ma proprio il capo di governo laburista lo aveva riciclato, di fatto passando sopra quanto era già noto sul suo conto, prima come consigliere e poi come inviato britannico negli Usa di Donald Trump, per silurarlo lo scorso settembre dopo solo sette mesi a fronte di ulteriori rivelazioni sul legame a doppio filo con Epstein.
Pesa come un macigno l’ammissione a cui il Primo ministro è stato costretto alla Camera dei Comuni, dinanzi alle incalzanti contestazioni della leader dell’opposizione conservatrice Kemi Badenoch. Contestazioni secondo cui Starmer era stato messo a conoscenza dagli apparati d’intelligence - prima della riesumazione di Mandelson - dei rapporti intrattenuti da quest’ultimo col faccendiere anche dopo la condanna inflitta dalla giustizia americana nel 2008 per sfruttamento sessuale di minorenni.
Ora la resa dei conti su quella nomina si avvicina, aggravata per Starmer dal fatto che è stato di fatto ‘commissariato’, su iniziativa di alcuni deputati del suo partito, con l’ex vice premier Angela Rayner in testa. Nella pubblicazione dei già ribattezzati “Mandelson files”, relativi alla designazione ad ambasciatore, è stato infatti imposto in un voto ai Comuni il coinvolgimento di una commissione parlamentare al fianco del governo sulla scelta di quella parte di documenti destinati a restare riservati per asserite ragioni di sicurezza nazionale.
Intanto i media del Regno non fanno sconti e sparano a zero. A margine di un discorso tenuto nell’East Sussex, Starmer si è sentito dire dal noto giornalista Robert Peston di “aver miseramente fallito” sullo scandalo Epstein e sulla promessa di una moralizzazione della politica britannica.
Contestazioni a cui il Primo ministro ha replicato ribadendo di voler restare al suo posto e rivendicando di essere stato eletto per un mandato di “cinque anni”, fino almeno alle Politiche del 2029. Ma già i media internazionali parlano del primo capo di governo “vittima” dello scandalo Epstein.
E in fatto di sfide elettorali sir Keir ha un orizzonte molto più ristretto: le Amministrative di maggio, dove il suo Labour, secondo i sondaggi, rischia il tracollo. Di tutto questo non può che beneficiare Nigel Farage, leader del trumpiano Reform UK, da mesi primo partito nelle rilevazioni demoscopiche nazionali: ha parlato del “più grande scandalo politico da oltre un secolo” all’insegna di sesso, denaro e potere, anche più del celebre affair ‘Profumo’, che nel 1963 segnò la fine dei governi Tory della generazione churchilliana.