Sapevate che in Giappone esiste davvero un ospedale dei giocattoli?

Un luogo in cui gli ingranaggi dei trenini tornano a funzionare, e i pupazzi rotti tornano a sorridere. È proprio da questa realtà straordinaria che prende spunto Laura Imai Messina nel suo ultimo libro L’Ospedale dei giocattoli.

Il romanzo ci guida alla scoperta di Omocha Byōin un’organizzazione giapponese singolare, nata nel 1996, della quale fanno parte medici in pensione che, armati di cacciaviti al posto dei bisturi e di grembiuli al posto dei camici, riparano gratuitamente i giocattoli dei bambini. 

Se la mission di questi medici è quella di dare una nuova vita agli oggetti amati, qual è la loro ricompensa? Per loro è sufficiente un grazie e un sorriso. Oggi esistono più di 440 ospedali di questo tipo in tutto il Giappone.

Eppure, pur occupandosi di oggetti inanimati, queste strutture seguono un protocollo clinico molto rigoroso: accettazione, compilazione di una cartella clinica, colloqui con il piccolo proprietario, diagnosi, prognosi e, se necessario, ricovero o trasferimento in sedi specializzate.

La conversazione fra i medici e i bambini è un intreccio di paura, tensione e speranza: la speranza di riabbracciare presto il giocattolo del cuore. 

Sono questi i sentimenti che animano la piccola Airi e gli altri bambini di fronte al Sig Fujita, un cardiologo in pensione, che ha scelto come hobby quello di riparare giocattoli rotti. Airi, protagonista del romanzo e membro della caotica famiglia Baraonda, insieme ai fratelli minori - i Baraondini - ha un’amica inseparabile, Limaca, una capibara di pezza.

Un giorno Limaca scompare. Airi la cerca ovunque, a casa, in giardino, persino a scuola, ma di lei non c’è traccia. Finché, un pomeriggio, la ritrova ferita, sporca e con un taglio sulla pancia tra le mani del signor Fujita, un uomo gentile che dice di averla trovata sulla spiaggia e volerla riparare.

È così che Airi, insieme agli amici Emi e Kenta, scopre una piccola bottega che nessuno aveva mai visto aperta, dove di notte il Sig Fujita ripara con cura e dedizione giocattoli rotti. Attraverso questi personaggi, Laura Imai Messina ci permette di entrare in punta di piedi all’interno di un ospedale dei giocattoli. Non solo ci mostra una realtà poco conosciuta ma ci offre importanti spunti di riflessione sulla nostra società consumistica. 

In un mondo dominato dalla logica dell’usa e getta, il romanzo ci ricorda il valore delle cose da preservare. Un giocattolo rotto non è solo un oggetto da sostituire, ma è un contenitore di memorie, emozioni, affetti.

Scegliere di ripararlo significa scegliere la via più lenta della cura rispetto alla sostituzione, che è anche un modo per dare valore al passato. Come scrive l’autrice, i giocattoli non sono solo degli oggetti inanimati ma dei “contenitori colmi fino all’orlo di ricordi ed emozioni”.

Ogni oggetto ha un’anima: un trenino, un orsetto, una bambola di pezza, tutti trattengono la memoria e l’energia di chi li ha posseduti o donati. E ogni riparazione è un atto d’amore, un modo per ricucire non solo stoffe, ma anche legami e ricordi.
 

L’Ospedale dei giocattoli è una storia lieve, quasi sussurrata, che risveglia in noi la meraviglia per ciò che di solito diamo per scontato. È un piccolo rifugio dove tutti possono ritrovarsi e lasciarsi emozionare ancora una volta.

Questa è la magia della scrittura di Laura Imai Messina: come un filo sottile, riesce a unire grandi e piccini, in una fiaba sospesa tra sogno e realtà, dove tutti, inclusi i vecchi giocattoli, hanno diritto a una seconda possibilità.
 

ELGA PAPPALARDO