BRUXELLES – Il meccanismo dell’Emissions Trading System (Ets) va “preservato”, ma andrebbero introdotte delle “flessibilità” che permettano ai Paesi membri dell’Ue di affrontare l’attuale situazione di “crisi”. Lo ha detto il presidente francese Emmanuel Macron rispondendo a Bruxelles, ai margini del Consiglio europeo, in merito alle richieste dell’Italia e di altre nove Paesi membri.

Diversi governi – in particolare Italia, Grecia, Croazia, Austria e vari Paesi dell’Est – stanno chiedendo una sospensione temporanea dell’Ets perché ritengono che il sistema stia amplificando la crisi energetica. Il prezzo della CO₂, sommato all’instabilità geopolitica in Medio Oriente e all’aumento dei costi dei combustibili, viene percepito come un fattore che gonfia artificialmente il costo dell’elettricità e mette sotto pressione famiglie e imprese.

Al centro delle preoccupazioni, l’impatto del prezzo della CO₂ sui costi dell’energia e sulla competitività industriale. Dieci Stati sollecitano anche un’estensione delle quote gratuite oltre il 2034, una riduzione della volatilità del prezzo ETS e una revisione dell’interazione tra mercato elettrico e costo della CO₂.

“Credo che il cosiddetto meccanismo Ets, in particolare l’Ets 1 - ha affermato Macron - sia un buon meccanismo, perché ci permette di effettuare la transizione preservando la competitività, conciliando così i nostri obiettivi di competitività e clima. Pertanto, deve essere preservato”.

Tuttavia, ha aggiunto, “nel contesto attuale dobbiamo trovare delle flessibilità, che ci permettano, nell’ambiente internazionale che conosciamo, di rispondere alla crisi. Ma dobbiamo mantenere la struttura, la filosofia, l’approccio e non perdere di vista ciò che è importante anche per gli europei”, ha concluso. La Commissione ha difeso l’Ets come strumento chiave della transizione, ma ha aperto a possibili aggiustamenti mirati.

Il mercato delle emissioni di carbonio Ets  nasce nel 2005 come primo mercato mondiale della CO₂ per ridurre le emissioni industriali con il principio ‘cap‑and‑trade’. Nel tempo è stato ampliato a energia, industria pesante, aviazione e, dal 2024, al settore marittimo. È considerato uno dei pilastri della politica di decarbonizzazione dell’Unione Europea ed è stato adottato da altri Stati come modello.

In base a questo modello chi inquina di più paga di più, ma il tetto alle emissioni si riduce ogni anno e le imprese devono acquistare o scambiare quote in base alle loro emissioni. Le riforme del pacchetto ‘Fit for 55’ hanno reso il sistema più stringente e introdotto l’Ets2 per edifici e trasporti. Oggi il dibattito politico verte su costi energetici, volatilità del prezzo della CO₂ e richieste di sospensione o revisione del meccanismo. 

I proventi derivanti dalla vendita delle quote vanno a finanziare progetti green, come rinnovabili, piste ciclabili, ricerca, e implementazione di trasporti pubblici locali “puliti”.