WASHINGTON - Nicolás Maduro rimarrà detenuto nel carcere federale di Brooklyn. Giovedì 26, il giudice federale Alvin Hellerstein ha respinto la richiesta di archiviare le accuse di narcoterrorismo avanzata dalla difesa dell’ex leader venezuelano e di sua moglie, Cilia Flores.  

L’udienza, tenutasi al 26° piano della Corte del Distretto Sud di New York sotto strette misure di sicurezza, ha segnato un momento cruciale nel caso giudiziario iniziato con la clamorosa cattura della coppia lo scorso 3 gennaio a Caracas. 

Maduro è apparso in aula visibilmente più magro, con i capelli ingrigiti e una leggera zoppia, indossando l’uniforme carceraria color kaki. Nonostante il contesto, è entrato sorridente salutando il suo team legale, mentre la moglie è apparsa più scossa. Durante il dibattimento, l’ex presidente ha preso appunti in silenzio. 

L’avvocato Barry Pollack ha accusato il governo statunitense di violare il Sesto Emendamento e il diritto alla difesa, impedendo a Maduro di utilizzare i fondi dello Stato venezuelano per pagare i propri legali a causa delle sanzioni dell’OFAC (Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti).  

Di contro, il procuratore Kyle Wirshba ha definito la licenza iniziale per il pagamento un errore amministrativo, sostenendo che permettere l’uso di quei fondi significherebbe autorizzare il saccheggio delle ricchezze del Venezuela per finanziare la difesa di individui sanzionati. 

Il giudice Hellerstein, pur definendo il caso “unico” e mostrandosi critico verso la rigidità della Procura, ha definito il proscioglimento una misura “troppo estrema”. Ha tuttavia sottolineato come il contesto sia cambiato: Maduro e Flores “non rappresentano più una minaccia alla sicurezza nazionale” poiché gli Stati Uniti riconoscono ora il governo interino di Delcy Rodríguez, con cui Washington ha già avviato rapporti commerciali. 

L’arresto di Maduro rimane uno degli eventi più straordinari della storia recente, iniziato ai primi di gennaio quando le forze speciali statunitensi hanno fatto irruzione nella residenza presidenziale di Caracas, affrontando un intenso scontro a fuoco con le difese venezuelane prima di catturare l’ex leader.  

La difesa sostiene che il sequestro sia stato illegale secondo il diritto internazionale e che Maduro goda di immunità per gli atti compiuti durante la presidenza. Tuttavia, esperti come il professor William Dodge chiariscono che il narcotraffico non è considerato un atto ufficiale e che l’eventuale illegalità della cattura non inficia la giurisdizione del tribunale Usa. Poiché gli Stati Uniti non riconoscono Maduro come Capo di Stato dal 2018, la sua pretesa di immunità diplomatica appare destinata a fallire davanti alle corti statunitensi. 

Mentre all’esterno del tribunale si scontravano manifestanti pro e contro l’ex leader, il giudice ha promesso una decisione ufficiale sulla possibilità di sbloccare i fondi per la difesa. Resta pendente anche la richiesta della Procura di vietare ai coniugi Maduro di condividere prove con co-imputati ancora latitanti, tra cui il figlio Nicolás Maduro Guerra e l’ex ministro Diosdado Cabello.