SYDNEY - Una madre single di Sydney ha vinto la sua battaglia legale contro la commissaria eSafety Julie Inman Grant, dopo che la Corte federale ha respinto l’appello dell’autorità federale contro una decisione favorevole alla donna.
Il caso riguardava la rimozione di un video critico sull’esistenza di un “queer club” in una scuola primaria di Melbourne.
La sentenza, pronunciata ieri pomeriggio, chiude un contenzioso iniziato nel 2024, quando Celine Baumgarten, 30 anni, aveva pubblicato su X un video di 53 secondi in cui contestava la scelta della scuola di Montmorency di ospitare un club LGBTQI+ per studenti dalla terza alla sesta elementare. Nel filmato, accompagnato da immagini tratte da una lettera scolastica e da un profilo social di un’insegnante, non comparivano minori identificabili.
Otto giorni dopo la pubblicazione, la piattaforma aveva oscurato il video in Australia a seguito di una segnalazione dell’ufficio dell’eSafety Commissioner. Baumgarten aveva fatto ricorso all’Administrative Appeals Tribunal, ottenendo nel 2025 l’annullamento del provvedimento. Inman Grant aveva quindi impugnato la decisione davanti alla Corte Federale, sostenendo che il tribunale non avesse giurisdizione sul caso.
Il collegio giudicante, presieduto dalla giudice Debra Mortimer, ha respinto l’appello, stabilendo che il tribunale non aveva commesso gli errori legali contestati dalla commissaria eSafety. La decisione conferma che anche un’azione informale di segnalazione a una piattaforma può essere oggetto di revisione.
Secondo le stime del team legale di Baumgarten, l’ente regolatore avrebbe speso oltre 250mila dollari di fondi pubblici tra il procedimento davanti al tribunale e quello presso la Corte Federale. “Sarebbe divertente se non fosse per il denaro dei contribuenti sprecato”, ha detto la donna, definendo l’azione “una caccia a una madre single”.
La Free Speech Union of Australia, che ha sostenuto Baumgarten nel primo ricorso, ha chiesto le dimissioni di Inman Grant. Il co-direttore Reuben Kirkham ha accusato l’ufficio dell’eSafety di usare sistematicamente segnalazioni informali per evitare controlli giuridici, parlando di una decisione che impone una revisione profonda delle procedure.
Un portavoce dell’eSafety ha preso atto della sentenza, confermando che l’agenzia sta valutando le implicazioni operative e senza chiarire se verrà richiesto un ricorso all’Alta Corte.
Baumgarten ha dichiarato che l’esito non la scoraggerà dal continuare il suo attivismo. “Esprimere dissenso è fondamentale - ha detto -. Senza libertà di parola, perdiamo ciò che tiene insieme una società democratica”.