MONACO DI BAVIERA (Germania) – Il legame tra Stati Uniti ed Europa è “indistruttibile” e le due sponde dell’Atlantico sono “legate da un unico destino” in quanto “costituiscono un’unica civiltà, quella occidentale”. L’attesissimo discorso del segretario di Stato Usa, Marco Rubio, alla Conferenza sulla Sicurezza di Monaco, è stato accolto dagli europei, come ammesso dallo stesso presidente della Conferenza, Wolfgang Ischinger, con un grande “sospiro di sollievo”.
Dallo stesso palco da cui, un anno fa, il vicepresidente Usa JD Vance, aveva fustigato gli alleati, Rubio ha teso loro la mano, invitandoli a costruire insieme un “nuovo secolo occidentale”. Il capo della diplomazia di Washington conferma le critiche alle politiche energetiche comunitarie, “un culto del clima imposto alle popolazioni”, e alle migrazioni di massa che “minacciano il tessuto della nostra società, la nostra cultura e la nostra civiltà”.
A differenza di Vance, Rubio non parla però di contrapposizione, anzi, ammette che “siamo caduti insieme nella stessa illusione”, ovvero, “credere nella sciocchezza della fine della storia”, la celebre formula di Francis Fukuyama, che ha portato l’Occidente a “illudersi”, dopo la caduta dell’Urss, “che il modello della democrazia liberale avrebbe prevalso ovunque” e condotto a una deindustrializzazione che è stata una “scelta voluta” di cui si è approfittata una Cina con la quale, comunque, bisogna dialogare.
Rubio non nega le recenti divergenze ma spiega che quando l’amministrazione Trump bacchetta gli alleati lo fa perché l’America è “preoccupata” per la sorte di un’Europa di cui “sarà sempre figlia” e che “è destinata a stare insieme” agli Usa. “Non vogliamo separarci dall’Europa ma rafforzarla”, ha assicurato Rubio, che sembra dare ragione a quanto affermato ieri dal cancelliere tedesco, Friedrich Merz, quando sottolinea che Washington “non vuole che l’Europa sia debole, altrimenti anche gli Usa saranno più deboli.
“Vogliamo alleati forti, che non siano incatenati dalla vergogna e dalla paura, la paura del clima, la paura della guerra”, ha proseguito Rubio, “vogliamo che l’Europa sia più forte e più capace di difendere se stessa perché a nessun avversario venga in mente di mettere alla prova la nostra difesa collettiva. Vogliamo che l’Europa sia fiera della sua cultura e della sua eredità”.
Rubio tende quindi la mano ad alleati spaesati e a ribadire che l’alleanza transatlantica non è in crisi ma deve voltare pagina, dopo una lunga storia comune, iniziata con l’avventura di Cristoforo Colombo, solo il primo di tanti grandi europei citati a testimonianza della profondità di un legame che non è solo “economico e militare” ma anche “culturale e spirituale”. E quando il segretario di Stato ricorda il contributo dei militari europei in Afghanistan, che fu minimizzato da Trump in un post su Truth che suscitò sgomento nelle cancellerie europee, la platea esplode in una standing ovation.
La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen si è detta “molto rassicurata” dal discorso pronunciato dal Segretario di Stato americano sul palco della Conferenza. Von der Leyen ha anche detto di essere “allineata” con Rubio nel chiedere all’Europa di migliorare la sua preparazione per affrontare le sfide future.
Per von der Leyen è necessario rendere l’Europa “più indipendente in ogni dimensione che riguarda la nostra sicurezza e prosperità, la difesa e l’energia, l’economia e il commercio, le materie prime e la tecnologia digitale”, ha poi detto nel suo discorso, intervenendo alla Conferenza. “Un’Europa indipendente è un’Europa forte e un’Europa forte contribuisce a un’alleanza transatlantica più forte”, ha proseguito.
“Nel corso di molti decenni la sicurezza dell’Europa non è sempre stata considerata la nostra responsabilità primaria”, ma “la situazione è cambiata radicalmente”. “Certo, ci è voluta una terapia d’urto e sono stati superati limiti che non possono più essere superati. Ma almeno su ciò che è necessario siamo tutti d’accordo e lo stiamo facendo”.
“Rubio ha fatto un discorso molto positivo, ribadisce l’importanza delle relazioni transatlantiche. Non ci sono divisioni, possono esserci differenze di vedute, le relazioni transatlantiche sono salde, parte del dna sia dell’Europa sia degli Stati Uniti”, è stato il commento del ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani.