Ha trovato la sua continuità nel tempo attraverso le parole degli autori che ha incrociato lungo il suo cammino, incessantemente riverberate nella sua testa.
Fin dall’inizio, ha contemplato quel sobborgo universitario nel cuore di Melbourne, ricco delle sue storie personali e dei racconti di migrazione, annusando ogni mattina l’aroma del caffè, osservando i colori della frutta fresca lungo il marciapiede, tra tovaglie di plastica, sorrisi all’aglio e il talento punteggiato da vino e discussioni.
Uomo intelligente e intensamente pacato, Mark Rubbo ha creato, un passo alla volta, il più grande gruppo indipendente di libri e musica d’Australia – Readings –, onorando ogni volta le preferenze dei lettori e il carattere diversificato di ogni nuovo quartiere. Ha gentilmente rivoluzionato il modo in cui i melburniani compravano i libri, alterando e innovando la forma attraverso cui i librai indipendenti di tutto il Paese vedevano se stessi e il loro ruolo nei differenti sobborghi. Ha decisamente realizzato il suo sogno, ripetendo ogni volta che “vale sempre la pena combattere”.
Mi riceve nella quiete del suo ufficio a Drummond Street, a Carlton; non mi stupisce ritrovarlo ammantato dall’intimità pronunciata da centinaia di libri.
E appare arduo addentrarsi nei meandri della sua memoria che torna indietro fino alla fine dell’Ottocento napoletano, passa attraverso duelli inediti contro la Royal Art Society del New South Wales nel primo decennio del Novecento, per poi giungere all’esplosione di colori della Melbourne degli anni Sessanta.
Fu suo nonno, il celebre Antonio Salvatore Dattilo-Rubbo, originario di Pontelandolfo, cittadina in provincia di Benevento, a scegliere Sydney nel lontano 1897.
“Era un artista, e la mia famiglia non è del tutto sicura del motivo per cui sia arrivato in Australia. Gira voce sia scappato dall’Italia dopo aver sfidato il prete locale! – mi racconta, ridendo –. In realtà, avrebbe voluto raggiungere il Sud America, ma la nave era già salpata, così si infilò su quella successiva, in partenza verso il quinto continente”.
Dalle aule della sua scuola d’arte, inaugurata soltanto un anno dopo il suo arrivo, Dattilo-Rubbo si è fatto voce di un’intera generazione di pittori australiani – Norah Simpson, Frank Hinder, Grace Cossington Smith, Donald Friend, Roland Wakelin e tantissimi altri, quest’ultimo personalmente difeso dal suo maestro, in un duello contro un membro della Royal Art Society che si era rifiutato di esporre un suo quadro post-impressionista.
“Avevo sei anni quando è scomparso, quindi non ricordo molto di lui, soltanto che fosse molto anziano e alquanto irascibile! – continua, scherzando –. Mio fratello e mio figlio sono andati a Napoli diversi anni fa e hanno scoperto che in realtà nostro nonno era un trovatello, ed era stato adottato, dopo esser stato abbandonato in una cesta davanti alla chiesa locale”.
Pur stringendo straordinarie radici familiari, Rubbo ammette di non esser cresciuto in un ambiente domestico tradizionalmente italiano, a casa infatti si parlava in inglese, “perché a quei tempi i migranti volevano integrarsi”.
Suo padre, Sydney Rubbo, scienziato e provocatorio docente di medicina, ha abbracciato le sue origini solo in tarda età, forse guidato da un senso di colpa o da un’inspiegabile nostalgia. Dopo aver studiato farmacia in New South Wales, ha raggiunto Londra grazie a una borsa di studio in microbiologia. Nella capitale inglese, ha conosciuto la sua futura moglie, l’artista Ellen Christine Gray, che ha sposato nel 1937. Più tardi, il trasferimento definitivo a Melbourne con una cattedra in batteriologia alla University of Melbourne.
“Solo nei primi anni ’60, ha deciso di riavvicinarsi al Belpaese, accettando la carica di presidente della Società Dante Alighieri e ricevendo l’onorificenza di Cavaliere dal governo italiano – racconta –. È sempre stato orgoglioso della sua ricca eredità. Ricordo, infatti, quelle che lui chiamava “spaghetti cures”, le nostre gite a Kinglake con la musica popolare italiana e gli spaghetti a riempirci la pancia, il suo rimedio naturale”.
Rubbo aveva soltanto vent’anni, quando purtroppo suo padre è venuto a mancare. La sua influenza, però, l’aveva già saggiamente guidato attraverso la scena vivace che stava andandosi a delineare a Carlton.
Provando a seguire le sue orme, si è dapprima iscritto alla facoltà di Medicina, “fallendo miseramente ogni esame”, per poi comprendere di aver sbagliato strada, correggendo il tiro con una carriera brillante da studente in lettere, e una specializzazione in politica ed economia.

Mark Rubbo in una foto degli anni ‘70
“Il campus era un posto davvero eccitante e ho trascorso tantissimo tempo a Lygon Street; agli italiani piaceva divertirsi! – continua –. Ricordo che i pub assomigliavano a delle case; io e miei amici ne frequentavamo uno con un grande campo da bocce sul retro, che vendeva bevande alcoliche illegalmente. Noi studenti andavamo ogni giorno a osservare gli anziani giocare, con una boccia in una mano e un bicchiere di vino nell’altra!”.
Durante quegli anni di scoperte insolite e sorprendenti, Rubbo ha intrapreso il suo primo percorso lavorativo in una piccola libreria universitaria che vendeva anche libri di testo e si rivolgeva a docenti e studenti, presentando al contempo una rispettabile sezione musicale: “Penso di essere stato abbastanza capace – aggiunge –, e in qualche modo mi sono sentito pronto a dare inizio a una mia attività commerciale”.
Alla fine degli anni ’60, con un piccolo prestito ottenuto da sua madre, Rubbo ha inaugurato il suo negozio di dischi, Professor Longhair, proprio a Lygon Street. Il passaggio verso la sua celebre libreria, qualche anno più tardi, ha richiesto prima l’incontro con Greg Young, che aveva espresso interesse nel rilevare la sua attività, e Steve Smith, che allora vendeva musica nei campus universitari.
“Molte persone pensano che il nome Readings sia nato in riferimento all’atto della lettura e invece è semplicemente il cognome dei proprietari originari – spiega –. Ross e Dorothy Reading, nel 1976, vennero da me e mi proposero di acquistare la loro attività; avevano intenzione di lasciare Carlton e trasferirsi in campagna. Decisi di rischiare. Entrai quindi in affari con Young e Smith; fu l’inizio di una lunga avventura”.
Un momento perfetto per vendere libri: Monkey Grip di Helen Garner arrivava nelle librerie d’Australia, Brian Johns dirigeva la Penguin Books, l’editore McPhee Gribble introduceva, ogni settimana, nuove voci letterarie.
Carlton era ormai meta d’incontro per i professionisti del settore e, con il governo Whitlam, “finalmente si cominciava a investire nelle arti con numerosissime sovvenzioni”.
Readings era diventato il santuario della letteratura, integrando anche popolarissimi eventi con gli scrittori per la presentazione delle loro pubblicazioni e per creare un inedito legame con la comunità. Nel 1993, il trasferimento definitivo della libreria nel suo attuale edificio, in quella che originariamente era una filiale della Commonwealth Bank.
Dieci anni più tardi, però, durante una caldissima estate australiana, il colosso statunitense di libri e musica, Borders Group Inc., ha iniziato a impalare scaffali e a decorare di poster il suo nuovo negozio, a meno di cento metri dall’ormai celebre Readings; la sceneggiatura del film You’ve Got Mail sembrava prender vita.
Per Rubbo, la convivenza pacifica non rappresentava un’opzione. Dopo un’inaugurazione sorprendentemente poco clamorosa, il grande rivenditore americano ha cominciato a giocare su titoli scontati a metà prezzo: riducendo i prezzi, quasi in perdita, si spazzano via i piccoli imprenditori indipendenti.

La sala gremita della libreria Readings durante una presentazione con un autore negli anni ‘70
Ma il marchio Readings ormai attirava sostenitori da tutto il Victoria, lettori che amavano acquistare libri, circondati dal divertimento, dall’atmosfera delle persone che Rubbo impiegava. Dopo sei mesi, Borders era già in perdita; anche con la pubblicazione di Harry Potter e l’Ordine della Fenice, la libreria è riuscita a contare ben 400 copie vendute, a prezzo pieno, nelle sole prime due ore dall’apertura. Nell’arco dell’intera giornata, più di mille clienti avevano scelto di non attraversare la strada per acquistare esattamente lo stesso libro, a metà prezzo.
“Quasi come una vendetta personale da parte dei nostri clienti – spiega –; hanno dimostrato quella fiducia che avevano fin da subito riposto in noi”.
Forza trainante nell’istituzione del Melbourne Writers’ Festival, parte del comitato direttivo per la nomina di Melbourne a ‘Città della Letteratura’ per l’UNESCO nel 2008.
E ancora, consigliere del Wheeler Centre per oltre un decennio, fondatore della Readings Foundation con più di un milione di dollari donati a enti di beneficenza come l’Asylum Resource Centre e la Smith Family – il gruppo Readings è inoltre convinto sostenitore finanziario della Indigenous Literacy Foundation –, giudice del prestigioso Miles Franklin Literary Award e destinatario di una Medal of the Order of Australia (OAM) “per il suo servizio alla comunità, attraverso la promozione della letteratura australiana come libraio, critico letterario e promotore di scrittori locali”.
Mark Rubbo ha osservato la sua vita trasformarsi, il suo settore professionale progredire, cercando ogni volta di ricostruire e passeggiare al ritmo di un’epoca che inesorabilmente si trasforma.
E mentre gli editori continuano a impegnarsi nella pubblicazione di libri sempre più belli, in un momento storico in cui si vince a colpi di post e likes su Instagram e TikTok, Readings ha ricominciato a vendere vinili e a puntare sulle persone, tanto da inaugurare, lo scorso dicembre, la sua ottava libreria nel CBD di Melbourne.
“Abbiamo aperto il negozio poco prima di Natale ed è andato abbastanza bene, ma nei mesi di gennaio e febbraio c’è stato un arresto terrificante, a causa della variante Omicron. Mio figlio Joe, che gestisce il negozio e prenderà presto le redini dell’azienda, mi ha detto: ‘Papà, abbiamo commesso un terribile errore’. Gli ho risposto di andare avanti e avere fiducia”, spiega.
“Penso sia giunto il momento di tornare a lavorare per i nostri lettori, in libreria, perché desiderano davvero tornare a incontrarsi. E sono entusiasta anche di poter riprendere la nostra fondazione di beneficenza, rivolta sia agli scrittori emergenti che al sostegno dell’alfabetizzazione dei bambini australiani, perché se si possiede un’istruzione terziaria, c’è molta più possibilità di fare meglio e di annullare il ciclo della povertà”.