JUNÍN (BUENOS AIRES) – Patricio Lovera è un giovane italo-argentino che si è ispirato alle sue radici per avviare un’attività gastronomica. 

“Sono legato all’Italia nelle origini, nella professione e nel mio approccio alla gastronomia. ‘Mascarpone’ è il progetto che sintetizza questo legame – spiega –. Mi è sempre interessato il cibo e la ristorazione. A casa, come per la maggior parte delle famiglie italiane, la cucina aveva un ruolo centrale nella nostra vita quotidiana”. 

L'ascendenza di Patricio è principalmente italiana, e in minor parte di origini croate. La nonna di sua madre era di Sulmona, una città medievale dell’Abruzzo famosa per la produzione di confetti, come sottolinea lui stesso, dato che è anche un pasticcere dilettante.  

I nonni paterni erano originari del Piemonte, più precisamente di Valdieri (Cuneo), mentre il nonno materno, Rodolfo, era figlio di molisani del borgo di Tavenna (Campobasso). “È lui che mi ha trasmesso l’amore per la cucina” racconta Patricio. 

Rodolfo era cuoco e cucinava all’ospedale centrale della città di Junín. È proprio in una cucina di questo tipo che ci si imbatte con la vera missione della professione: nutrire corpo e spirito con piatti sani ma appetitosi. La sfida più difficile per un cuoco è, infatti, dare sapore alle preparazioni più semplici. 

I tagliolini di Mascarpone.

“Per mio nonno ogni ricetta era una cerimonia, un momento speciale, e ogni ingrediente era importante – riflette Patrizio –. Ho tantissimi ricordi d’infanzia legati al cibo. Mi vengono in mente le domeniche passate a casa dei miei nonni materni, guardando nonno Rodolfo fare i tagliolini con un mattarello antico, che io conservo ancora e che avrà almeno cento anni, perché lui, a sua volta, lo aveva ereditato dalla madre”. 

Il progetto Mascarpone è nato con l’idea di diffondere i valori della cucina tradizionale italiana appresi dal nonno. Sebbene Patrizio si sia laureato in Lingua e letteratura italiana e lavori come docente alla scuola di italiano Dante Alighieri, ha avviato questa attività di pasta fresca imparando il mestiere da autodidatta, basandosi sui saperi familiari. 

“Faccio ricette molto classiche, non cerco di innovare, ma mi concentro nell’offerta di prodotti tipici italiani, seguendo la filosofia della cucina mediterranea, che predilige i prodotti freschi di stagione” afferma, spiegando che ogni settimana pensa un menù in base agli alimenti disponibili di migliore qualità. 

Lo ispira molto la cucina emiliano-romagnola, poiché ammette che gli piace di più preparare pasta fresca ripiena. Inoltre, il contesto locale lo porta a prediligere le preparazioni che includono carne. 

Sebbene il suo maestro in cucina sia stato il nonno, considera che Donato De Santis abbia avuto il grande merito di aver rintrodotto in Argentina la cucina italiana originale. “Negli anni, i piatti sono stati adattati al territorio e gusto locale, ma lui ha avuto successo nel diffondere le ricette classiche” afferma.  

Patricio e la sua famiglia assieme ai cugini in Piemonte.

Anche gli amici italiani lo aiutano con i loro consigli, in particolare lo chef Roberto Gentile. Patricio ha avuto l’opportunità di visitare l’Italia una decina di volte: per vacanza, per studio, per lavoro e per visitare la famiglia. 

Patrizio racconta che, durante i suoi viaggi, mangia sempre di tutto, curioso di assaporare le specialità locali. “I miei parenti piemontesi mi hanno fatto provare la tartare – racconta. – Per me è stato molto strano perché in Argentina non siamo abituati a mangiare carne cruda.” 

Altre esperienze meno sconvolgenti sono state le visite, a Modena, alla fabbrica di aceto balsamico Giusti e al caseificio delle Quattro Madonne, dove si produce il Parmigiano Reggiano, durante un tour gastronomico dell’Emilia-Romagna che ha fatto con la moglie e i figli. 

A Junín, è invece Patrizio il responsabile di far provare agli argentini le specialità della tradizione, portando un pezzo d’Italia sulle tavole locali.