ROMA - Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha dato il via libera al nuovo decreto sul referendum costituzionale dopo un confronto telefonico con la presidente del Consiglio Giorgia Meloni.

Secondo quanto riferito da fonti del Quirinale, il capo dello Stato avrebbe definito la soluzione adottata dal Consiglio dei ministri “giuridicamente ineccepibile”. Il decreto mantiene invariata la data della consultazione referendaria, fissata per il 22 e 23 marzo, ma modifica il quesito, recependo le indicazioni contenute nell’ordinanza della Corte di Cassazione.  Le stesse fonti chiariscono che il quesito referendario, identico per tutti i proponenti, non è stato sostituito nella sostanza, ma semplicemente integrato, con l’obiettivo di renderlo più chiaro e completo. Mattarella avrebbe inoltre invitato tutti gli attori politici e istituzionali a rispettare le decisioni della Cassazione, ribadendo il ruolo centrale degli organi di garanzia nel corretto svolgimento del processo democratico. 

L’intervento del Quirinale arriva dopo la riunione del Consiglio dei ministri convocata in seguito all’ordinanza dell’Ufficio centrale per il referendum presso la Corte di Cassazione. Quest’ultima aveva accolto le richieste di coloro che domandavano una maggiore chiarezza sul quesito, in particolare l’indicazione esplicita degli articoli della Costituzione che verrebbero modificati dalla riforma. Secondo i ricorrenti, questa precisazione è necessaria per garantire ai cittadini un’informazione completa e per consentire una campagna referendaria più consapevole, soprattutto a chi intende sostenere il ‘no’ alla separazione delle carriere dei magistrati e alla riforma del Consiglio superiore della magistratura, che prevede il sorteggio dei membri togati. ‘

Nonostante l’intervento chiarificatore della Cassazione, il clima politico resta fortemente conflittuale. Lo scontro sulla riforma della giustizia e sul ruolo della magistratura s’intensifica in vista della consultazione popolare. Dal fronte della maggioranza, la decisione della Cassazione viene interpretata come un’ulteriore conferma della necessità di una riforma profonda del sistema giudiziario. 
Di segno opposto le reazioni delle opposizioni che denunciano la riforma come un attacco all’indipendenza della magistratura e alla separazione dei poteri, accusando la maggioranza di volerla sottomettere al controllo politico. 

A fronte delle polemiche, interviene il primo presidente della Cassazione, Pasquale D’Ascola, che richiama al rispetto della funzione giurisdizionale.