MONZA – C’è una fotografia che racconta più di mille statistiche: un ragazzo di 17 anni, sguardo pulito e determinato, che parla italiano con naturalezza ma porta addosso una passione tutta sudamericana. È Mattia Colnaghi, nato a Monza, nel tempio della velocità, eppure legato a doppio filo alla Patagonia argentina, dove ancora vive parte della sua famiglia. È una storia che sa di mondo, di radici, di sacrifici e di sogni: quelli che si coltivano in silenzio, un giro alla volta, fino al momento in cui diventano notizia.
E la notizia, questa volta, ha un suono speciale per l’Argentina: Colnaghi, appena confermato nel Red Bull Junior Team, sta completando i passaggi necessari per correre con la bandiera albiceleste sulla sua monoposto. Lo ha raccontato lui stesso in diretta, nel programma Corazón de F1, e nel giro di poche ore il suo nome ha attraversato oceani e confini, accendendo entusiasmo e orgoglio.
A benedire idealmente la sua scelta è stato Franco Colapinto, oggi riferimento assoluto del motorsport argentino: “¡Apa!, ¡vamos!”, ha scritto su Instagram. Un messaggio breve, ma pesante come un’investitura. Perché in Argentina, dove la Formula 1 è un sogno che ritorna ciclicamente a incendiare generazioni, ogni nuovo talento che si affaccia sul grande palcoscenico è speranza pura.
Colnaghi, però, non è soltanto un nome nuovo: è una traiettoria già concreta. La sua crescita ha il ritmo delle carriere destinate a salire in fretta. Il suo presente parla di titoli e proiezione internazionale: nel 2024 vince la Formula 4 spagnola con un finale da film, una rimonta costruita con sei vittorie nell’ultima fase di stagione. Poi arriva l’altro sigillo, quello che certifica il salto: il titolo nella Eurocup-3, una categoria competitiva, dove Mattia ha messo insieme podi, successi e soprattutto continuità.
Ora, nel 2026, la porta successiva si chiama Formula 3, e si aprirà con un dettaglio che fa sognare: Colnaghi correrà con MP Motorsport, lo stesso team con cui Colapinto ha costruito una parte decisiva del suo percorso verso l’élite. La somiglianza di traiettoria non è un caso e neppure una forzatura: è un filo diretto che alimenta aspettative e paragoni. Colnaghi stesso lo riconosce: “Unirmi alla Formula 3 e al Red Bull Junior Team è un sogno fatto realtà”, ha dichiarato dopo la conferma. Parole semplici, ma piene di quel tremore che appartiene a chi sa quanto costa arrivare fin lì.
Dietro il talento, infatti, c’è la storia. Mattia è figlio di una donna argentina nata a Esquel (Chubut), in Patagonia, emigrata in Italia dopo la crisi del 2001. Un passaggio di vita che oggi diventa anche passaggio di identità: perché non si smette mai di appartenere al Paese che ti ha cresciuto nel cuore, anche quando vivi lontano. Mattia lo racconta senza retorica, ma con chiarezza: l’Argentina per lui non è una bandiera da esibire, è una casa interiore.
E forse è anche per questo che la sua storia ha toccato così tanto gli appassionati argentini, soprattutto a Esquel, dove il suo percorso viene vissuto come una sorta di riscatto simbolico. Un ragazzo nato dall’altra parte del mondo, ma con radici che spingono come un vento di montagna. Un ragazzo che corre e, in qualche modo, porta con sé una comunità intera.
Il suo rapporto con i motori nasce prestissimo: a due anni guardava la Formula 1 con il padre Marcello, ingegnere meccanico e tifoso Ferrari. A undici anni il karting, poi una crescita costante tra gare regionali, nazionali e internazionali. Un momento chiave arriva nel 2023, quando si candida al Richard Mille Young Talent Shootout, selezione durissima, non solo tecnica ma anche fisica e psicologica. Viene scelto tra sei piloti. Il premio è una stagione completa in F4 spagnola con MP Motorsport. E da lì cambia tutto: Colnaghi non si limita a “partecipare”, ma domina. Vince e convince, e soprattutto attira l’attenzione dei talent scout di Red Bull guidati da Helmut Marko.
Non è un dettaglio: entrare nel Red Bull Junior Team significa avere addosso la luce e il peso di una delle accademie più prestigiose e spietate del mondo. Significa essere osservato, misurato, messo alla prova ogni weekend. Colnaghi lo sa, e non si nasconde: “È un privilegio essere dove sono”, ha detto a TyC Sports. “Loro sanno cosa funziona e cosa no, possono darmi informazioni per crescere. È un buon percorso verso la F1”. È qui che la sua voce diventa più adulta dei suoi anni: ambizione, sì, ma anche lucidità.
Il 2026, per l’Argentina, rischia di essere un anno di svolta: Colapinto in Formula 1, Varrone in Formula 2, e ora Colnaghi in Formula 3. Tre categorie, tre storie, un’unica sensazione: la bandiera albiceleste torna a farsi vedere, tornano i nomi, torna l’orgoglio. E Colnaghi, con la sua identità “mista”, diventa un ponte ideale tra Europa e Sudamerica: un ragazzo italiano che non rinuncia a sentirsi argentino, e che proprio in quella doppia appartenenza trova forza.
Il suo obiettivo resta quello di ogni pilota vero: vincere. Ma prima ancora, come lui stesso ripete, lavorare, crescere, reggere il salto fisico e tecnico della Formula 3: più potenza, più carico, più fatica, più pressione. “L’obiettivo è sempre vincere – ha detto – ma prima devo lavorare duro questo inverno e restare concentrato sulla F3”.
È in quelle parole che si sente il suono della strada lunga. Eppure, guardando la sua curva di crescita e ascoltando l’eco di quella frase di Colapinto - “¡Apa!, ¡vamos!” - viene naturale pensare che questa non sia soltanto la storia di un talento. È la storia di un ragazzo che corre per sé stesso, certo, ma anche per due Paesi che si ritrovano in lui. L’Italia che lo ha cresciuto, l’Argentina che lo riconosce. E una monoposto che, presto, potrebbe portare davvero l’albiceleste come segno di appartenenza e promessa.
Perché a volte le radici non trattengono: spingono. E in pista, quando il semaforo si spegne, quelle radici diventano benzina.