MILANO - Si apre con un nuovo collaboratore di giustizia il maxiprocesso “Hydra”, sulla presunta alleanza tra le mafie in Lombardia, e porta nuovi elementi nell’inchiesta della Dda di Milano.  

Tra i 45 imputati figura anche Gioacchino Amico, ritenuto uno dei vertici del sistema mafioso lombardo per conto della camorra del clan Senese, che ha deciso di collaborare con i magistrati. 

La novità è emersa nella prima udienza, durante la quale la pm Alessandra Cerreti ha depositato il verbale del 3 febbraio con le dichiarazioni di Amico, oltre a quello di un altro collaboratore, Bernardo Pace, morto suicida in carcere tre giorni fa. Con loro salgono a cinque i pentiti coinvolti tra indagini e rito abbreviato. 

L’inchiesta ipotizza l’esistenza di un “consorzio” criminale in Lombardia che riunirebbe esponenti di Cosa Nostra, ’Ndrangheta e Camorra per realizzar attività criminose, in particolare traffici di droga, armi e riciclaggio. 

Amico ha ammesso di aver fatto parte del sistema e ha spiegato le ragioni della sua scelta di dissociarsi: “Voglio cambiare vita, chiudere con il passato e riabilitarmi con la società (...) ho peraltro iniziato un percorso di fede”.  

Ha aggiunto di aver deciso di collaborare anche per timore di essere ucciso, dopo essere venuto a conoscenza di tentativi contro di lui, ma di ha anche sottolineato che “Hydra” è una “bella indagine che fotografa esattamente quello che è accaduto”. 

Nel verbale, però, ampie parti risultano oscurate da omissis, segno della delicatezza delle informazioni, anche su “ulteriori soggetti” non ancora emersi. 

Ancora più rilevanti appaiono le dichiarazioni di Bernardo Pace, 61 anni, detto “Dino”, che aveva iniziato a collaborare a febbraio, prima di togliersi la vita. Ai pm aveva parlato di rapporti tra il sistema mafioso e “esponenti politici locali e nazionali”, ma le risposte su questo punto risultano quasi interamente coperte da sette-otto pagine annerite. 

Pace ha anche confermato i legami tra il sistema lombardo e Matteo Messina Denaro, spiegando che il boss “veniva a Milano” per incontrare il cugino Paolo Aurelio Errante Parrino nello studio di un avvocato. “Loro facevano delle riunioni (...) ma non alla presenza dell’avvocato o anche alle volte”, ha dichiarato, precisando comunque: “Io non l’ho mai visto in vita mia”. 

Il processo, dopo la costituzione delle parti civili tra cui Regione Lombardia, Comune di Milano, Città metropolitana, Libera e Rai, è stato aggiornato al 30 aprile, quando verranno affrontate le questioni preliminari, compresa una richiesta di rimessione del procedimento già trasmessa in Cassazione.  

Il Tribunale ha intanto autorizzato le riprese televisive delle udienze per l’interesse pubblico, nonostante l’opposizione di alcuni imputati.