TORINO - Diciotto condanne e dieci assoluzioni al processo di primo grado contro i militanti del centro sociale Askatasuna di Torino e del movimento No Tav, imputati per le azioni dimostrative contro l’alta velocità in Val di Susa.
Per 16 dei 28 imputati è caduta l’accusa di associazione a delinquere “perché il fatto non sussiste”, mentre le altre pene relative a singoli episodi vanno dai 5 mesi ai 4 anni e 9 mesi. La procura aveva chiesto complessivamente condanne per 88 anni di carcere.
“Il mio parere non cambia: la violenza va sempre condannata e Askatasuna deve essere chiuso e restituito alla città”, dice il senatore Paolo Zangrillo, ministro per la Pubblica amministrazione e segretario regionale di Forza Italia in Piemonte, secondo cui “non si può tollerare chi limita con la violenza la libertà dei cittadini, chi non rispetta le leggi e attacca in maniera impunita le Forze dell’Ordine”.
Soddisfatti, invece, il vicecapogruppo alla Camera di Avs Marco Grimaldi, la capogruppo in Regione Piemonte, Alice Ravinale, e la capogruppo di Sinistra Ecologista al Comune di Torino, Sara Diena, che in una nota scrivono che “è avvenuto ciò che speravamo e ci aspettavamo”, sostenendo che le responsabilità penali “sono sempre personali e non è mai esistito un nucleo che architettasse un programma criminoso”.
Il comunicato sottolinea anche che non è stata accolta neanche la richiesta di risarcimento del danno, che dovrà essere provato davanti al Tribunale civile.
“Ci aspettiamo delle scuse da chi, da destra, aveva dimenticato ogni garantismo e attaccato pesantemente in questi mesi imputati e solidali e auspichiamo che ora si apra una riflessione sull’uso sproporzionato del diritto penale contro il dissenso e i movimenti sociali”, conclude la nota.