WASHINGTON - Ghislaine Maxwell ha rifiutato di rispondere alle domande dei parlamentari statunitensi, invocando il Quinto Emendamento della Costituzione per evitare dichiarazioni che potrebbero auto-incriminarla.
L’ex compagna e collaboratrice di Jeffrey Epstein era stata convocata per un’audizione in videocollegamento dal carcere federale del Texas, dove sta scontando una condanna di oltre 20 anni per traffico sessuale di minori.
Il tentativo di interrogatorio si inserisce in una nuova fase di attenzione politica sul caso Epstein, mentre il Congresso cerca di capire come il finanziere, ben introdotto nei circoli di potere, sia riuscito per anni ad abusare di ragazze minorenni senza essere fermato. Maxwell, ritenuta una figura chiave nella rete di Epstein, è tornata al centro del dibattito pubblico proprio mentre i legislatori esaminano documenti e testimonianze ancora parzialmente oscurati.
Secondo fonti parlamentari, diversi membri del Congresso hanno anche iniziato a consultare versioni non censurate dei fascicoli su Epstein pubblicati dal Dipartimento di Giustizia in base a una legge approvata nel 2025. In parallelo, Maxwell continua a sostenere di essere stata condannata ingiustamente e sta cercando di ribaltare il verdetto.
La Corte Suprema ha respinto il suo ricorso lo scorso anno, ma a dicembre ha chiesto a un giudice federale di New York di valutare quella che i suoi avvocati definiscono “nuove prove sostanziali” di presunte violazioni costituzionali durante il processo. Proprio facendo riferimento a questa istanza, i legali di Maxwell hanno giustificato il silenzio davanti alla commissione.
Durante l’incontro a porte chiuse, un avvocato ha però riferito che Maxwell sarebbe disposta a testimoniare sul fatto che né il presidente Donald Trump né l’ex presidente Bill Clinton avrebbero avuto responsabilità penali nei loro rapporti con Epstein. Una mossa che, secondo diversi esponenti democratici, appare come un tentativo di ingraziarsi l’attuale presidente in vista di una possibile clemenza.
“È evidente che sta facendo campagna per ottenere la grazia”, ha detto la deputata democratica del New Mexico Melanie Stansbury. Il presidente repubblicano della commissione, James Comer, ha definito “molto deludente” il rifiuto di Maxwell di collaborare, ricordando che era stata citata in giudizio già l’anno scorso.
Comer è a sua volta sotto pressione per aver insistito sull’applicazione di mandati di comparizione nei confronti di Bill e Hillary Clinton. Dopo aver minacciato accuse di oltraggio al Congresso, entrambi hanno accettato di testimoniare entro fine mese. Le deposizioni, ha ribadito Comer, si svolgeranno a porte chiuse, con la successiva pubblicazione di trascrizioni e video.
Il caso Epstein continua così a produrre onde lunghe nella politica americana, tra silenzi, accuse incrociate e una verità che resta, almeno in parte, ancora fuori dalla portata pubblica.