TEHERAN - Nel ventesimo giorno di conflitto, il Medio Oriente precipita in una guerra totale agli asset energetici. Gli attacchi incrociati alle infrastrutture vitali del Golfo hanno innescato un terremoto sui mercati: stamattina il prezzo del petrolio Brent è schizzato oltre i 115 dollari al barile, mentre le forniture globali di gas vacillano sotto i colpi dei missili.
La rappresaglia iraniana, lanciata in risposta al raid israeliano contro il giacimento di South Pars, ha colpito al cuore i giganti dell’energia della regione. In Qatar, l’hub di Ras Laffan, considerato il più grande sito di gas naturale liquefatto al mondo, ha subito danni estesi, mentre in Kuwait una serie di droni ha centrato le raffinerie di Mina Al-Ahmadi e Mina Abdullah, pilastri della Kuwait National Petroleum Company.
Contemporaneamente, diversi report indicano lanci di missili contro impianti petroliferi dell’Arabia Saudita, aumentando concretamente il rischio di un coinvolgimento diretto di Riad nel conflitto.
Ma Teheran non si ferma alla forza bruta: il Parlamento iraniano sta valutando l’introduzione di un pedaggio forzoso per le navi nello Stretto di Hormuz, trasformando il passaggio marittimo in un’arma di ricatto economico.
In un lungo post su Truth, Donald Trump ha tracciato una linea rossa invalicabile. Il presidente ha confermato che Israele ha colpito South Pars (sito che garantisce il 70% del gas all’Iran) ma ha assicurato che lo Stato Ebraico non effettuerà nuovi attacchi sul giacimento, a patto che Teheran si fermi.
“Se l’Iran dovesse colpire di nuovo il Qatar o i Paesi vicini, gli Stati Uniti faranno esplodere l’intero giacimento di South Pars con una forza mai vista prima. Potremmo distruggere tutto in un’ora”, ha avvertito Trump, pur precisando di voler evitare una distruzione che renderebbe “impossibile ricostruire il Paese”.
Resta aperto un fronte di tensione tra Washington e Tel Aviv. Trump ha ribadito con forza che gli Stati Uniti “non sapevano nulla” dell’attacco israeliano a South Pars, sostenendo che le Forze di difesa israeliane (Idf) abbiano agito in totale autonomia. Questa versione “distensiva” è stata però seccamente smentita da fonti israeliane, creando un corto circuito comunicativo proprio nel momento di massima allerta.
L’attacco a Ras Laffan è considerato dagli analisti un “punto di non ritorno”. Colpire il GNL qatariota significa colpire direttamente le riserve di riscaldamento ed energia di mezza Europa e Asia. Se la minaccia di Trump di radere al suolo South Pars dovesse concretizzarsi, l’Iran perderebbe la sua principale fonte di sussistenza, ma il mondo intero dovrebbe affrontare una crisi energetica senza precedenti dalla fine della Seconda Guerra Mondiale.