ROMA – Giorgia Meloni ha convocato a Palazzo Chigi due riunioni di governo per fare il punto sull’aggravarsi della crisi in Medio Oriente e sulle possibili ripercussioni per l’Italia. I vertici si sono svolti nell’arco della giornata con l’obiettivo di valutare l’evoluzione del conflitto e definire una linea che tenga insieme la protezione dei connazionali all’estero e la stabilità economica interna.
Tra i temi affrontati, secondo quanto si apprende da fonti della Presidenza del Consiglio, la necessità di rafforzare il monitoraggio sugli approvvigionamenti energetici, in un contesto segnato dalla volatilità dei mercati legata alle tensioni nell’area del Golfo. L’attenzione si è concentrata sugli effetti immediati e potenziali su prezzi e disponibilità delle materie prime.
Alla prima riunione hanno partecipato il vicepresidente del Consiglio e ministro degli Esteri Antonio Tajani, il ministro della Difesa Guido Crosetto, il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin e i sottosegretari Alfredo Mantovano e Giovanbattista Fazzolari, e il confronto si è concentrato sugli aspetti diplomatici e di sicurezza, con particolare riguardo alle misure per assistere e garantire l’incolumità dei cittadini italiani presenti nelle aree coinvolte dalle ostilità.
È stato ribadito il coordinamento tra Farnesina, Difesa e strutture di sicurezza per seguire l’evoluzione della situazione e predisporre eventuali ulteriori interventi a tutela dei connazionali.
Nel secondo incontro il tavolo si è allargato agli amministratori delegati di Eni, Claudio Descalzi, e di Snam, Agostino Scornajenchi, e il focus si è spostato sulla sicurezza delle forniture e sulla capacità delle infrastrutture energetiche di reggere eventuali contraccolpi dovuti al conflitto.
Durante la riunione è stata effettuata una valutazione tecnica dell’impatto delle tensioni sui mercati dell’energia e sull’economia italiana. Governo e vertici delle società partecipate hanno esaminato possibili misure di mitigazione, sia nell’immediato sia nel medio periodo, per limitare eventuali aumenti dei prezzi e assicurare la continuità dei flussi in un quadro internazionale sempre più imprevedibile.