WASHINGTON - La fragile tregua tra Stati Uniti e Iran è appesa a un filo. Mentre la diplomazia tenta di organizzare tavoli di trattativa, sul campo l’escalation tra Israele e Hezbollah minaccia di far deragliare ogni progresso. Il presidente Usa Donald Trump ha riacceso la miccia con una serie di attacchi diretti a Teheran, proprio mentre il Libano settentrionale e meridionale viene investito da una nuova ondata di violenza. 

In una sequenza di post su Truth Social, Trump ha accusato l’Iran di ostacolare il traffico petrolifero nello Stretto di Hormuz. “Stanno facendo un pessimo lavoro, qualcuno direbbe imbarazzante”, ha scritto il tycoon, contestando le notizie sull’imposizione di “tasse” o pedaggi alle petroliere. L’avvertimento è stato perentorio: “Farebbero meglio a smetterla subito. Molto presto vedrete il petrolio scorrere a fiumi, con o senza l’aiuto dell’Iran”. 

Mentre tra Washington e Teheran vige un cessate il fuoco formale, il confine tra Israele e Libano è una zona di guerra attiva. Il Capo di Stato maggiore israeliano, generale Eyal Zamir, ha chiarito la posizione di Tel Aviv dichiarando che le forze armate sono in stato di guerra e non in regime di cessate il fuoco, continuando a combattere nel settore libanese.  

Nelle ultime ore, l’offensiva delle Forze di difesa israeliane (Idf) ha portato alla distruzione di diverse abitazioni nelle città di Hanin e Aita al Shaab, nel sud del Libano. Parallelamente, il nunzio apostolico a Beirut, monsignor Paolo Borgia, ha descritto a Repubblica una situazione drammatica segnata da bombardamenti a tappeto che avrebbero causato tra i 250 e i 300 morti, colpendo duramente la popolazione civile e in particolare i bambini.  

In risposta alle operazioni israeliane, Hezbollah ha lanciato un massiccio attacco missilistico che nelle prime ore di oggi ha fatto risuonare le sirene antiaeree in tutto Israele, coinvolgendo anche Tel Aviv e Ashdod. 

Nonostante il fuoco incrociato, i canali diplomatici restano aperti, seppur tra condizioni rigide. Il vicepresidente Usa JD Vance è in partenza per il Pakistan per i negoziati di domani a Islamabad e si è detto ottimista, pur avvertendo che la delegazione statunitense non si lascerà prendere in giro se Teheran non negozierà in buona fede.  

Da parte sua, il presidente del Parlamento iraniano ha posto un aut aut, dichiarando che non ci sarà alcun accordo senza un cessate il fuoco totale su tutti i fronti, incluso il Libano, e lo sblocco degli asset iraniani congelati. Nel frattempo, la prossima settimana si terrà un incontro trilaterale inedito al Dipartimento di Stato a Washington tra gli ambasciatori di Usa, Michel Issa, Israele, Yechiel Leiter, e Libano, Nada Hamadeh-Moawad, in quello che sarà il primo tentativo formale di discutere un cessate il fuoco specifico per il fronte libanese.