ROMA - Il governo italiano ha avviato un riposizionamento di parte dei militari presenti in Medio Oriente, dopo l’escalation del conflitto con l’Iran. Lo ha spiegato il ministro della Difesa Guido Crosetto nelle comunicazioni alla Camera, indicando che nell’area interessata dalla crisi erano presenti 2.576 militari italiani prima dell’inizio delle ostilità. 

In Kuwait è in corso il trasferimento di 239 militari verso l’Arabia Saudita (dei 321 inizialmente presenti ne resteranno 82), in Qatar sette dei dieci militari italiani stanno raggiungendo l’Arabia Saudita e in Bahrein, dove operano cinque militari, è stato avviato il ritiro del personale.  

In Libano, dove operano circa 1.200 militari italiani nella missione Unifil e altre unità impegnate in addestramento e supporto alle forze armate libanesi, la situazione è monitorata e l’Italia è pronta a intervenire anche con unità navali in caso di evacuazioni. 

Il ministro della Difesa ha spiegato che il governo sta rivedendo preparando un rafforzamento dei sistemi di difesa, e che l’Italia intende dispiegare un dispositivo militare integrato, con capacità di difesa aerea contro droni e missili, e contribuire insieme a Spagna e Francia al sostegno di Cipro.  

Dopo gli eventi che hanno interessato anche la Turchia, Crosetto ha inoltre incaricato il capo di Stato maggiore della Difesa di innalzare al massimo il livello di protezione della difesa aerea e antibalistica nazionale, in coordinamento con gli alleati e con la Nato. 

Il ministro ha precisato che al momento non è arrivata alcuna richiesta relativa all’uso di basi militari italiane per operazioni contro l’Iran, e che qualora dovessero emergere richieste di questo tipo il governo ne discuterà con il Parlamento.  

“L’Italia non è in guerra, stiamo cercando di gestire e mitigare le conseguenze di questo conflitto in stretto accordo con le nazioni amiche”, ha affermato Crosetto, aggiungendo che secondo le valutazioni disponibili la crisi potrebbe durare settimane. 

Nel corso del dibattito in Aula il ministro ha anche definito l’attacco israeliano all’Iran “al di fuori delle regole del diritto internazionale”, rispondendo alle proteste dei parlamentari dell’opposizione, ammettendo che si tratta di “una guerra partita all’insaputa del mondo e che ora ci si trova a gestire”. 

Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha invece fatto il punto sulla situazione dei cittadini italiani nella regione. Secondo il vicepremier sono circa centomila gli italiani coinvolti direttamente o indirettamente nelle aree interessate dalla crisi.  

“La sicurezza dei connazionali è la priorità assoluta”, ha detto, spiegando che la task force Golfo ha ricevuto circa 14mila telefonate e diverse migliaia di email di richiesta di assistenza. 

Gli italiani aiutati a lasciare le zone a rischio sono circa diecimila. Il governo ha organizzato voli charter speciali in collaborazione con il ministero della Difesa, e nei prossimi giorni sono previsti altri voli facilitati dal ministero degli Esteri dai Paesi del Golfo, con la collaborazione delle compagnie Ita Airways e Neos. Un ulteriore volo con circa 320 italiani, tra cui 60 persone fragili, è partito dalle Maldive. 

Il ministero ha inoltre attivato presidi di assistenza negli aeroporti e ai valichi di frontiera, con personale delle ambasciate e dei consolati, per aiutare i connazionali nelle fasi di transito. Tajani ha spiegato che misure simili sono state predisposte anche per italiani rimasti bloccati in altre parti del mondo a causa delle ripercussioni della crisi sul traffico aereo internazionale. 

Sul piano politico-diplomatico il governo italiano ribadisce come obiettivo principale la de-escalation del conflitto, e il ministro ha sottolineato la necessità di evitare un allargamento della guerra e di mantenere aperti i canali di dialogo con Teheran, ribadendo però che l’Iran non deve dotarsi di armi nucleari né di sistemi missilistici in grado di minacciare Israele, la regione e l’Europa. 

Secondo il ministro, alcuni Paesi del Golfo hanno chiesto formalmente il sostegno dell’Italia per rafforzare le proprie capacità di difesa aerea, anche per la presenza nei loro territori di numerosi cittadini italiani, e il governo intende aderire a queste richieste portando la decisione all’attenzione del Parlamento. 

Nella bozza di risoluzione della maggioranza, che sarà discussa in Aula, si impegna inoltre il governo a contribuire con assetti militari nazionali alle eventuali operazioni europee di difesa di Paesi membri dell’Ue in caso di attacchi missilistici o con droni da parte dell’Iran.