ROMA – La crisi in Medio Oriente è “tra le più complesse degli ultimi decenni” e impone di agire “con serietà”. È questo il quadro tracciato dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni nelle comunicazioni al Senato in vista del prossimo Consiglio europeo, con un intervento durato circa 45 minuti e dedicato in larga parte all’escalation tra Iran, Israele e Stati Uniti.
La premier ha ribadito che l’Italia non partecipa all’intervento militare contro Teheran e non intende farlo. “Quello di Usa e Israele in Iran è un intervento a cui l’Italia non prende parte e non intende prendere parte”, ha detto in Aula a Palazzo Madama, ribadendo: “Noi non siamo in guerra e non vogliamo entrare in guerra”.
Meloni ha collocato l’attacco nel contesto di una più ampia crisi del sistema internazionale, segnato da un crescente ricorso a iniziative unilaterali fuori dal quadro del diritto. “È in questo contesto, nel quale le minacce diventano sempre più spaventose e si moltiplicano gli interventi unilaterali, che dobbiamo collocare anche l’intervento americano e israeliano contro il regime iraniano”, ha affermato.
Nel suo intervento la presidente del Consiglio ha respinto le accuse dell’opposizione di un allineamento automatico alle decisioni degli alleati. “Qui non c’è un governo complice di decisioni altrui, né tantomeno isolato in Europa”, ha detto, sottolineando che l’esecutivo sta lavorando per limitare le ricadute economiche della crisi su cittadini e imprese.
Meloni ha anche affrontato uno dei temi più discussi nelle ultime settimane, quello dell’eventuale utilizzo delle basi militari statunitensi presenti in Italia. Al momento, ha spiegato, non è arrivata alcuna richiesta da parte di Washington.
“Le basi concesse agli Stati Uniti dipendono da accordi bilaterali aggiornati nel tempo da governi di ogni colore. Se dovesse arrivare una richiesta per un utilizzo diverso, la decisione spetterebbe al governo ma sarebbe comunque condivisa con il Parlamento”, ha chiarito.
La premier ha poi ricordato che anche altri Paesi europei, come la Spagna, stanno applicando lo stesso principio: rispettare gli accordi esistenti senza ampliarne automaticamente l’utilizzo. “È quello che sta facendo anche l’Italia”, ha detto, aggiungendo che le polemiche interne su questo punto le sembrano poco coerenti.
Nel passaggio più condiviso del suo intervento, accolto da un applauso bipartisan, Meloni ha ricordato la strage avvenuta in una scuola femminile a Minab, nel sud dell’Iran, dove sono morte oltre cento persone, in gran parte bambine. “Va preservata l’incolumità dei civili e dei bambini. Intendiamo far sentire la nostra voce perché siano accertate le responsabilità”, ha dichiarato.
La presidente del Consiglio ha anche richiamato l’attenzione sulle possibili conseguenze economiche della crisi, a partire dall’aumento dei prezzi dell’energia. Il governo, ha spiegato, è pronto a intervenire per evitare speculazioni sui carburanti. “Faremo tutto quello che possiamo per impedire che qualcuno si arricchisca sulla pelle di cittadini e imprese”, ha detto, aggiungendo che non è esclusa una maggiore tassazione per le aziende che dovessero trarre profitti ingiustificati dalla crisi.
Sul piano internazionale Meloni ha parlato anche della situazione in Libano, dove sono schierati oltre mille militari italiani nella missione Unifil delle Nazioni Unite. Dopo un colloquio con il premier israeliano Benjamin Netanyahu, la presidente del Consiglio ha chiesto che sia garantita “in ogni momento” la sicurezza dei contingenti internazionali.
Nel corso delle repliche la premier ha anche aperto alla possibilità di un confronto diretto con le opposizioni. “Sono disponibile a un tavolo a Palazzo Chigi”, ha detto, auspicando che una crisi così delicata possa essere affrontata con “spirito costruttivo e di coesione”.
Al termine delle comunicazioni si è aperto il dibattito parlamentare, e Pd, Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi-Sinistra hanno presentato tre diverse risoluzioni, chiedendo un cessate il fuoco immediato in Medio Oriente e l’impegno del governo a non autorizzare l’uso delle basi militari italiane per operazioni contro l’Iran.