ROMA - Giorgia Meloni ha firmato il decreto per assumere ad interim il ministero del Turismo dopo le dimissioni forzate di Daniela Santanchè.
Il provvedimento è stato già controfirmato dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella, dopo un colloquio telefonico con la premier, che tornerà al Quirinale quando avrà scelto il nome a cui affidare stabilmente il dicastero. Ma le valutazioni in corso a Palazzo Chigi sono più ampie e riguardano le prospettive generali del governo.
La debacle al referendum sulla giustizia ha avuto un effetto dirompente sulla maggioranza, facendo emergere fibrillazioni anche in un partito finora monolitico come Fratelli d’Italia, senza contare lo scossone in Forza Italia con la sostituzione del capogruppo al Senato Maurizio Gasparri.
Chi ha parlato con Meloni la definisce “carica e determinata”, ma tra i ministri circola la voce di una tentazione: “ribaltare il tavolo” e andare verso il voto anticipato.
Ottenute le dimissioni di Andrea Delmastro e Giusi Bartolozzi, per Meloni non è stato semplice piegare Santanchè, in un braccio di ferro in cui non sarebbe mancata qualche divergenza anche con il presidente del Senato Ignazio La Russa.
La premier avrebbe preferito evitare l’interim, ma sarebbe stata portata ad assumerlo dopo il colloquio con Mattarella. Dovrebbe tenerlo brevemente: al Capo dello Stato ha prospettato qualche giorno di tempo per vagliare le candidature, e qualche novità potrebbe arrivare domenica, quando rientrerà dal Cpac, la convention dei conservatori americani, Gianluca Caramanna, deputato e responsabile Turismo di FdI, in questi anni consigliere di Santanchè.
Non si esclude per lui una promozione, anche se la scelta inciderebbe su delicati equilibri interni al partito. Circola anche l’ipotesi di un tecnico d’area come la presidente dell’Enit Alessandra Priante, mentre sono in calo le quotazioni di Giovanni Malagò.
Nei sondaggi post referendum FdI si mantiene al 28-29%, ma per la prima volta il centrosinistra complessivamente supera il centrodestra. Un’accelerazione verso il voto, è il ragionamento che accompagna molte delle analisi nella maggioranza, potrebbe dare meno tempo al campo largo per organizzarsi, ma Meloni non ha ancora rinnegato l’obiettivo di arrivare a fine legislatura con il governo più longevo della storia repubblicana.