WASHINGTON - Gli Stati Uniti e l’Iran sarebbero vicini a un’intesa per porre fine al conflitto in corso.

Il presidente Donald Trump ha parlato di “importanti punti di accordo” emersi durante colloqui avvenuti nelle ultime ore, aprendo alla possibilità di un accordo a breve.

“Abbiamo avuto discussioni molto robuste, direi che siamo quasi d’accordo su tutto”, ha dichiarato Trump prima di lasciare la Florida. Il presidente ha aggiunto che i negoziati sono stati condotti dall’inviato speciale Steve Witkoff e da Jared Kushner, con ulteriori incontri previsti.

Trump non ha specificato con chi stia trattando direttamente negli ambienti iraniani, escludendo però un contatto con la guida suprema. Ha parlato invece di interlocutori che considera rappresentativi della leadership del paese.

Secondo ricostruzioni dei media, i colloqui avrebbero coinvolto anche figure internazionali e canali indiretti. Sarebbero stati discussi possibili percorsi per ridurre le tensioni, mentre Teheran avrebbe chiesto un coinvolgimento diretto degli Stati Uniti nel processo negoziale.

Non mancano però segnali contrastanti. Il presidente del parlamento iraniano avrebbe negato che siano in corso trattative ufficiali, evidenziando la fragilità del processo.

Nel frattempo, Trump ha attenuato i toni sul piano militare, rinviando eventuali attacchi alle infrastrutture energetiche iraniane. La mossa segue minacce incrociate tra le parti, con Teheran che aveva ventilato possibili attacchi contro impianti energetici israeliani e basi americane nella regione.

Le dichiarazioni del presidente hanno avuto effetti immediati sui mercati. Il prezzo del Brent è immediatamente sceso di oltre il 10 per cento attestandosi attorno ai 100 USD al barile, il dollaro ha perso terreno rispetto ad altre valute e le borse hanno registrato rialzi, mentre i costi di finanziamento dei governi si sono ridotti.

Uno dei nodi centrali resta lo Stretto di Hormuz, passaggio strategico per il commercio globale di petrolio e gas, attualmente fortemente limitato dalle operazioni militari. Trump ha affermato che potrebbe essere riaperto “molto presto” in caso di accordo, ipotizzando una gestione condivisa senza fornire dettagli.

Il conflitto, iniziato a fine febbraio, ha già causato oltre 2mila vittime e ha avuto un impatto rilevante sull’economia globale, contribuendo all’aumento dei prezzi dell’energia e alimentando timori inflazionistici.

Dal Regno Unito perviene una prima reazione positiva. Il governo ha definito incoraggianti le notizie di progressi nei colloqui, ribadendo la necessità di una soluzione rapida e della riapertura delle rotte commerciali.

Il negoziato resta incerto, ma per la prima volta emergono segnali concreti di possibile de-escalation.