MONACO DI BAVIERA – “Da anni in questa sala si respira un’atmosfera caratterizzata dalle crescenti tensioni e conflitti nel mondo”. Con queste parole il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha aperto il suo duro intervento alla sessantaduesima Conferenza sulla sicurezza di Monaco, collocando l’Europa in una “nuova fase di conflitti scoppiati apertamente”, inaugurata dalla guerra russa contro l’Ucraina quattro anni fa e proseguita con una riorganizzazione dei rapporti di forza globali più rapida di quanto “anche qui in questa sala” ci si aspettasse. 

Secondo il cancelliere, la politica delle grandi potenze, oggi, è “rapida, dura e imprevedibile”, sfrutta le dipendenze altrui su materie prime, tecnologie e catene di approvvigionamento e trasforma questi elementi in strumenti di potere.  

Un gioco “pericoloso”, innanzitutto per gli Stati più piccoli ma anche per le stesse potenze. In questo quadro, ha detto, “anche noi europei ci stiamo preparando per la nuova era”, con conclusioni diverse rispetto all’amministrazione di Washington.  

Il primo compito, per Berlino e per l’Europa, quindi, è “riconoscere la nuova realtà”, senza accettarla come destino, rivendicando la possibilità di plasmare il mondo e di “preservare interessi e valori” se si saprà agire “insieme e con fiducia nelle nostre forze”. 

Merz ha richiamato il motto scelto per l’edizione di quest’anno, “Under destruction”, spiegando che “l’ordine internazionale basato su diritti e regole non esiste più”. Citando il filosofo Peter Sloterdijk, ha parlato di una lunga “vacanza dalla storia mondiale” per l’Europa, ormai conclusa.  

“Ci siamo resi conto che nell’era delle grandi potenze la nostra libertà non è più scontata. È minacciata. Ci vorranno determinazione e forza di volontà per difenderla”, ha avvertito, chiedendo ai governi europei la disponibilità a “percorrere nuove strade, accettare il cambiamento e fare sacrifici non un giorno, ma ora”. 

Sul rapporto con gli Stati Uniti, il cancelliere ha riconosciuto che si è “aperta una frattura” nel partenariato transatlantico e ha citato le divergenze con il movimento Maga sulla “guerra culturale”, chiarendo che per Berlino la libertà di espressione si ferma “quando il discorso è diretto contro la dignità umana e la nostra Legge fondamentale”.  

Ha ricordato la distanza europea su dazi e protezionismo, ribadendo la preferenza per il libero scambio e per il sostegno agli accordi sul clima e all’Organizzazione mondiale della sanità. 

 Allo stesso tempo ha definito “non ponderati fino in fondo” gli appelli a costruire un’Europa autonoma escludendo gli Stati Uniti dal ruolo di partner, perché ignorano “le dure realtà geopolitiche” e sottovalutano il potenziale ancora esistente della cooperazione transatlantica. 

Per Merz, “un’Europa sovrana è la nostra migliore risposta alla nuova era”, e per questo il compito prioritario è “unire e rafforzare” l’Unione, concentrandosi su libertà, sicurezza e competitività.