CITTÀ DEL MESSICO - Il Senato del Messico ha approvato all’unanimità la riforma costituzionale che riduce progressivamente l’orario di lavoro settimanale da 48 a 40 ore.  

Il provvedimento, che interesserà circa 13,5 milioni di lavoratori formali, rappresenta uno dei più rilevanti interventi in materia di diritti del lavoro degli ultimi anni nel Paese e dovrà essere pienamente attuato entro il 2030. 

L’iniziativa, presentata il 3 dicembre 2025 dalla presidente Claudia Sheinbaum al Senato della Repubblica, modifica l’articolo 123 della Costituzione, norma cardine per la regolamentazione dei diritti dei lavoratori nel settore privato.  

Il testo stabilisce in modo esplicito che la giornata ordinaria sarà di 40 ore settimanali, conferma il diritto a un giorno di riposo e precisa che tale giorno dovrà essere retribuito integralmente. 

Secondo quanto indicato nel documento approvato, la riforma punta a rafforzare la tutela giuridica dei lavoratori, garantendo “una maggiore quantità di tempo libero per il riposo, lo sviluppo personale e la convivenza familiare”. 

Per quanto riguarda il lavoro straordinario, il meccanismo resta in vigore, ma viene sottoposto a limiti più stringenti: non potrà superare le 12 ore settimanali, distribuite in un massimo di quattro ore al giorno per quattro giorni. In caso di superamento di questo tetto, il datore di lavoro sarà obbligato a pagare le ore eccedenti con una maggiorazione del 200% rispetto al valore dell’ora ordinaria. 

Un altro punto centrale della riforma riguarda i minori: viene infatti vietato in modo esplicito che i lavoratori sotto i 18 anni svolgano ore straordinarie, eliminando l’attuale eccezione che consentiva tale possibilità ai giovani di 16 e 17 anni. 

Il Senato ha approvato il testo con 121 voti favorevoli e nessun contrario, sia in generale sia sugli articoli non riservati. Con questo voto, il progetto supera una tappa chiave dell’iter parlamentare e passa ora alla Camera dei Deputati per la discussione e l’eventuale approvazione definitiva, in un contesto internazionale in cui in altri Paesi, come l’Argentina, si registrano arretramenti in ambito lavorativo. 

La riforma prevede una transizione progressiva. Il 2026 sarà un anno di adeguamento per imprese e lavoratori, durante il quale resterà in vigore l’orario massimo di 48 ore settimanali. A partire da gennaio 2027, l’orario verrà ridotto di due ore all’anno: 46 ore nel 2027, 44 nel 2028, 42 nel 2029, fino a raggiungere le 40 ore settimanali nel gennaio 2030. 

La riduzione, come chiarito dal leader di Morena alla Camera dei Deputati, non comporterà in alcun modo una diminuzione di stipendi, salari o prestazioni per i lavoratori. 

Oltre alla modifica costituzionale, il progetto contempla adeguamenti alla Legge federale del lavoro, con l’introduzione di nuove modalità di distribuzione dell’orario, schemi di flessibilità, strumenti di conciliazione tra vita privata e professionale e sistemi di controllo come il registro elettronico degli orari nei luoghi di lavoro. 

Secondo i promotori, l’obiettivo è garantire il rispetto delle nuove norme e accompagnare gradualmente imprese e lavoratori verso il nuovo assetto, evitando impatti economici o amministrativi significativi.