“A Paolo Villaggio devo la mia riconoscibilità; gli sarò per sempre riconoscente, anche se non eravamo amici. La gente per strada mi riconosce soprattutto grazie a Fantozzi e questo per un attore o un’attrice è molto importante, ancora mi chiedono di dire ‘mer**ccia schifosa’ o di fare il labbruccio”. Così Anna Mazzamauro, iconica interprete della signorina Silvani, in occasione del ritorno nelle sale del primo “Fantozzi”, a 50 anni dall’uscita. Il 27 marzo del 1975 fece infatti il suo ingresso nel mondo del cinema il ragionier Ugo Fantozzi, dal volto serio e dalla camminata a tratti sgraziata. Un antieroe, entrato subito nell’immaginario collettivo con il volto di Paolo Villaggio, che si fa portavoce dei vinti, degli sfruttati e degli umiliati. 

Circa la scelta dell’interprete di Fantozzi, per decenni è sopravvissuta la leggenda secondo cui, inizialmente, erano stati contattati attori già famosi presso il grande pubblico quali Ugo Tognazzi e l’allora emergente Renato Pozzetto, prima di assegnare la parte al suo inventore Villaggio, al tempo ancora poco noto in ambito cinematografico; una versione dei fatti a lungo avallata in prima persona dallo stesso attore, ma infine smentita e motivata con il mero intento, durante la pre-produzione, di aumentare l’interesse attorno al progetto e al suo protagonista. 

Per dare un volto ai comprimari del travet la produzione era da principio indirizzata verso interpreti all’epoca già affermati: tuttavia, causa il timore che nomi di primo piano potessero in qualche modo, attraverso la loro fama, snaturare i tratti originari dei personaggi, in fase di sceneggiatura Villaggio, Salce, Leonardo Benvenuti e Piero De Bernardi optarono per un cast di supporto interamente composto da caratteristi o attori minori. Il film ebbe nove sequel a partire da “Il secondo tragico Fantozzi”, seguito poi da “Fantozzi contro tutti” (1980), “Fantozzi subisce ancora”, (1983), “Superfantozzi” (1986), “Fantozzi va in pensione” (1988), “Fantozzi alla riscossa” (1990), “Fantozzi in paradiso” (1993), “Fantozzi - Il ritorno” (1996), “Fantozzi 2000 - La clonazione” (1999).

“Io e Paolo non eravamo amici; ci incontravamo solo sul set. [Un giorno] gli ho chiesto: ‘Come mai dopo tanti anni non siamo riusciti a diventare amici?’ [Villaggio] non so se fosse serio o ironico mi rispose: ‘Perché io frequento solo gente ricca e famosa’. Avrei voluto mandarlo a fan**lo, ma non l’ho fatto”. I due non hanno mai avuto un rapporto fuori dal set, ma sullo schermo hanno creato qualcosa che ha segnato una pietra miliare della storia del cinema italiano. Lui, il goffo ragionier Fantozzi che pendeva dalle labbra della “rossa” dalla bellezza atipica; lei, la signorina Silvani, che gli aveva fatto perdere la testa. Un amore non contraccambiato, ma che la Silvani utilizzava per ottenere favori. “Questo personaggio per me è stato croce e delizia – dice Mazzamauro –: delizia, per la riconoscibilità; croce, perché per anni sono stata riconosciuta solo come la signorina Silvani e questo mi ha impedito di interpretare, per esempio, Medea in teatro. Altrimenti avrei dovuto dire a Giasone: ‘Lei è una mer**ccia schifosa’”, ricorda con ironia l’attrice. La signorina Silvani, una donna senza scrupoli, sola e infelice. Ma diventata un simbolo per molte donne: “È un personaggio attualissimo; lei era sexy, autentica e non seguiva i canoni di bellezza imposti dalla società. Al contrario di oggi che in molte si rivolgono al chirurgo perché hanno poco da dire dentro e allora pensano al fuori, spesso tutto omologato”.

L’attrice si dice “intelligente e atipica”, come la Silvani. Caratteristiche alle quali deve i traguardi più importanti della sua carriera, come aver accettato questo ruolo. “Salce, il regista, con il quale avevo già lavorato in teatro, cercava un’attrice bravina, ma bruttarella. E si è ricordato di me – ride –. [Per il primo incontro con Salce e Villaggio] mi sono fatta una pettinatura tipo cocomero; poi ho messo un vestito rosso e stretto con calze a rete e tacchi a spillo. Quando ho aperto la porta della stanza, Salce mi ha detto: ‘Anna, perdonami: ti ricordavo più brutta’”. “[A questo punto] è intervenuto Paolo che, dopo avermi guardata bene, mi ha detto: ‘La signorina Silvani è per Fantozzi la donna dei sogni; lui non può che sognare una donna così’”, ricorda Mazzamauro.

“‘Fantozzi’ è un film senza tempo come la genialità di Villaggio: ancora dopo mezzo secolo stiamo qui a parlarne”, aggiunge Mazzamauro, che di quel periodo rimpiange soprattutto “la giovinezza” e poi “i film di Fantozzi per la teatralità che hanno. “Ma non rimpiango quel cinema. Non mi piace il set. Io sono una notturna e non amo svegliarmi la mattina presto [e, soprattutto], sono un animale da palcoscenico; amo visceralmente il teatro”, spiega Mazzamauro, che potrebbe però tornare presto sul grande schermo.
“Non dico nulla per scaramanzia, ma quello che mi è stato proposto mi ha fatto svenire soltanto all’idea”, conclude l’attrice, che in autunno tornerà in scena con un nuovo spettacolo: “Brava, bravissima. Anche meno’”.