WASHINGTON - A poco meno di un mese dalle elezioni di metà mandato negli Stati Uniti, l’attenzione di analisti ed elettori si concentra su una serie di grandi temi destinati a pesare in modo decisivo sulle urne. Un quadro tracciato dalle ultime rilevazioni demoscopiche descrive un Paese attraversato da forti divisioni, dove le questioni economiche continuano a rappresentare la principale priorità per i cittadini.
Un’indagine del Pew Research Center evidenzia come l’economia stia dominando il dibattito pubblico: alla richiesta spontanea di indicare la materia prioritaria per i candidati al Congresso, il 29% degli intervistati ha citato un problema economico, una frequenza tre volte superiore a quella di qualsiasi altra categoria. Sebbene ad agosto l’inflazione si attestasse al 3,4%, le difficoltà percepite dagli elettori vanno oltre il dato teorico, riflettendosi direttamente sui rincari di benzina, alloggi, elettricità, generi alimentari e prestiti.
In questo contesto, la politica commerciale dell’amministrazione Trump accende il confronto politico, con le opposizioni che accusano i dazi di alimentare l’aumento dei costi, mentre la Casa Bianca difende le misure come strumento di protezione per l’industria nazionale e di incremento delle entrate statali.
Accanto all’economia, anche la politica estera incide profondamente sul clima elettorale. Il conflitto con l’Iran, in corso da febbraio, ha causato un’impennata dei costi energetici ed è diventato un fattore fortemente impopolare. Secondo un sondaggio condotto da Emerson a settembre, la guerra rappresenta la questione più rilevante tra quelle analizzate, mentre una rilevazione Reuters/Ipsos registra che soltanto il 34% degli intervistati approva la gestione della crisi da parte di Donald Trump.
Il malcontento ha varcato anche i confini di partito: diversi candidati repubblicani hanno invocato la fine delle operazioni militari e quattro senatori del Gop si sono uniti ai Democratici in una votazione a settembre per chiederne lo stop.
Sul fronte interno, la gestione dell’immigrazione continua a generare accesi contravveleni. Il presidente Trump era tornato alla Casa Bianca promettendo deportazioni di massa, ma le controverse e aggressive operazioni condotte dall’ICE hanno finito per eroderne il consenso. I dati Reuters/Ipsos indicano che il 55% degli intervistati disapprova la linea dell’amministrazione.
Un sentimento critico particolarmente radicato tra gli ispanici: nei distretti elettorali più contesi della Camera dei Rappresentanti, un sondaggio rileva che il 62% degli elettori ispanici boccia le politiche di applicazione delle leggi sull’immigrazione e le deportazioni gestite dal governo.
L’attenzione si sposta poi sulla figura stessa del presidente e sul suo esercizio del potere, specie dopo che Trump ha chiesto agli elettori di considerare la consultazione come un vero e proprio referendum sul suo secondo mandato. Un’analisi dell’Università del Massachusetts Amherst evidenzia che il 97% dei cittadini statunitensi ritiene vi sia almeno un certo grado di corruzione nel governo federale, mentre il 66% dichiara di nutrire poca o nessuna fiducia nella capacità di Trump di evitare l’uso della presidenza a vantaggio degli affari di famiglia.
A tal proposito, i Democratici hanno promesso di avviare indagini formali nel caso in cui ottengano il potere di citazione in giudizio al Congresso, sebbene i Repubblicani respingano queste accuse liquidandole come attacchi strumentali.
Infine, tra i temi emergenti figura la regolamentazione dell’Intelligenza Artificiale e l’impatto delle sue infrastrutture. L’opinione pubblica esprime apprensione per le ricadute sull’occupazione, la sicurezza e l’ambiente, con un focus crescente sui giganti data center necessari ad alimentare la tecnologia.
Dal Pew Research Center emerge che quasi la metà degli statunitensi si dichiara molto preoccupata per il ruolo dell’IA nell’economia, mentre il 50% ritiene che i data center siano dannosi per le bollette energetiche delle famiglie e il 54% ne teme le conseguenze ambientali. Nel sondaggio di Emerson, la regolamentazione dell’IA ha registrato un posizionamento sorprendentemente alto, piazzandosi subito dopo la questione migratoria e il prezzo dei carburanti. Sebbene a livello nazionale le infrastrutture si classifichino più in basso, in Stati chiave come l’Ohio sono diventate un punto centrale della campagna elettorale, innescando scontri nelle comunità locali su risorse come elettricità, acqua e nuove costruzioni.
La prova di come, nel 2026, persino i data center siano ormai entrati a pieno titolo nell’agone politico è dimostrata dalle discussioni delle ultime settimane al Congresso incentrate su chi debba farsi carico dei costi energetici generati da questi impianti.