MILANO – Per il centrosinistra milanese la strada verso Palazzo Marino nel 2027 sembra sempre più orientata verso le primarie per scegliere il candidato sindaco che raccoglierà l’eredità di Beppe Sala. Un passaggio che molti nel campo progressista considerano ormai lo scenario più probabile, se non “ineluttabile”, mentre lo stesso sindaco uscente, che le ha vinte nel 2016, lo definisce “un’idea corretta”.
Al momento non si tratta di una sfida interna al solo Pd, ma di un confronto allargato alla coalizione, che potrebbe coinvolgere anche Alleanza Verdi-Sinistra e la nuova lista civica LaCivica, evoluzione della lista che aveva sostenuto Sala. L’obiettivo comune, sintetizzato dal sindaco, è uno solo: “Rivincere”.
Un primo appuntamento politico è già fissato: il 18 aprile, quando il Pd avvierà il percorso “Innamorarsi ancora. Progetto Milano 2050”, un ciclo di incontri e iniziative che servirà a costruire la proposta programmatica in vista delle elezioni comunali. “In questi anni abbiamo seminato e raccolto tanto”, ha spiegato il segretario metropolitano dem Alessandro Capelli, annunciando un lavoro che sarà aperto al confronto con tutto il centrosinistra.
Nel Pd molti ritengono che le primarie possano tenersi in autunno, anche se i tempi dipenderanno dal calendario politico nazionale, in particolare dall’eventuale convocazione delle elezioni politiche. La segretaria del partito Elly Schlein, spiegano fonti interne, non avrebbe intenzione di intervenire nella scelta del metodo proprio per non interferire nelle dinamiche milanesi.
Anche in Avs si guarda con favore alle primarie, considerate uno strumento utile per mettere a confronto proposte e candidature. Non è escluso che anche il partito guidato da Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni possa presentare un proprio candidato.
Più complessa la posizione delle altre forze del campo riformista. Azione non sembra interessata a partecipare a “una conta tra funzionari del Pd” e valuta la possibilità di sostenere un candidato civico. Tra i nomi potrebbe esserci quello del giornalista Mario Calabresi, figlio del commissario Luigi Calabresi assassinato nel 1972 da militanti di Lotta Continua.
Il partito di Carlo Calenda viene anche corteggiato da Forza Italia, scenario che però viene ridimensionato dai dirigenti milanesi del partito, che escludono interlocuzioni con il centrodestra.
Italia Viva, invece, ribadisce la sua collocazione nel centrosinistra. Il senatore Ivan Scalfarotto sostiene che la partita milanese si giochi soprattutto al centro e che le primarie possano essere utili se non emergerà una candidatura condivisa. “A Milano hanno sempre funzionato bene come momento di mobilitazione civica”, osserva, anche se l’ideale sarebbe arrivarci con pochi candidati.
Il Movimento 5 Stelle non esclude il ricorso alle primarie ma chiede prima di definire programma e progetto politico. Il coordinatore lombardo Dario Violi sottolinea che a Milano serve un confronto sul modello di città, a partire da temi come l’abitare e l’accessibilità.
Intanto i nomi dei possibili candidati iniziano a circolare. Tra i più citati c’è Anna Scavuzzo, attuale vicesindaca di Milano, mentre nel Pd resta forte la figura di Pierfrancesco Majorino, oggi capogruppo al Pirellone
Altri nomi emersi sono quelli di Lorenzo Pacini, assessore del Municipio 1, e dell’economista Giovanna Iannantuoni, ex rettrice dell’Università Bicocca.
Il quadro resta però fluido e molti osservano che, a questo punto del ciclo politico, il candidato potrebbe ancora non essere emerso, ricordando che anche il nome di Sala arrivò solo più avanti nel percorso che portò alle elezioni del 2016.
Sul fondo resta anche il possibile ruolo dell’ex sindaco Giuliano Pisapia, figura ancora influente nell’area progressista milanese. Non è chiaro se vorrà spendersi direttamente nella partita o sostenere uno dei candidati in campo.